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Franco Di Blasi
Franco Di Blasi

: Franco Di Blasi shared Associazione Sacro Cuore di Gesù's photo.Senza casa... senza lavoro... senza assistenza... malato e abbandonato... Come fa un povero disgraziato a non essere triste ? Caro Papa Francesco, il buon DIO dovrebbe essere giusto con i BUONI e giustiziere con i CATTIVI ! ................................................................................................................................. IL DILUVIO NUCLEARE “Accadde, in un tempo non molto lontano, un fatto curioso assai, anzi, alquanto strano. Le conseguenze furono terribili, oserei dire… incredibili!” Nella base missilistica di una sconosciuta nazione, un giorno, mentre si stavano effettuando prove di lancio di testate nucleari, uno dei missili sfuggì al controllo dei computers e si perse nello spazio. A nulla valsero i tentativi di riportarlo giù, nessuno degli esperti ci riuscì. Per cui ne seguirono la scia, ben sperando, finché lo persero di vista. E non se ne seppe più nulla, sulla Terra. “Dove sarà finito?”, si chiese il comandante della base militare. Nessuno, però, seppe rispondergli. Il missile, un SS. RTM. P. 141, capace di disintegrare città come Mosca e Chicago, in poche ore attraversò lo spazio e l’ iperspazio. Superò l’ultima galassia del sistema solare ed entrò in quella fetta di cielo invisibile a chicchessia: il Paradiso! Davanti ai suoi dorati cancelli, il cui accesso è consentito solo alle anime sante, il buon Pietro vegliava attentamente. Vide l’oggetto volante e, preoccupato, ne arrestò la folle corsa afferrandolo con entrambe le mani. “Gesù, Giuseppe e Maria!”, esclamò, allibito. “Che cos’è questa diavoleria?”, si domandò. Ma la risposta non trovò… per cui da LUI si precipitò! Dio, rendendosi conto della gravità del fatto, decise ch’era giunta l’ora di mettere un freno all’isteria della sua creatura. “Gesù, ritorna laggiù!”, disse al diletto figliolo. Obbediente alla volontà del Padre, il buon Gesù scese ancora una volta sulla Terra. Ma stavolta… Vi starete chiedendo “Come?”, ovviamente, ma lo scoprirete solo se continuerete a leggere, attentamente. Notte di Natale, sulla Terra. Il cielo era limpido e stellato e un coro d’Angeli rallegrava il Firmamento. In una villa miliardaria, sita nella ricca provincia di Milano, la bellissima Mary Stella, la più famosa delle top model italiane e internazionali, stava per dare alla luce il suo primo figlioletto. Il marito, Giuseppe Di Noto, siciliano di Noto, cittadina barocca in provincia di Siracusa, insignito del Nobel per la fisica nucleare, attendeva con ansia il lieto evento. Erano entrambi commossi e felici: il nascituro, infatti, arrivava dopo anni di attese e speranze (senza saperlo, Gesù fece il suo primo miracolo ancor prima di venire al mondo: salvò dalla crisi il matrimonio dei genitori. Così, invece di finire con una separazione… sfociò in nuova e più salda unione! Grati della gioia apportata, gli diedero nome Salvatore). Crescendo, Salvatore divenne un bambino prodigio, tanto da lasciare sgomenti i docenti delle Università di tutto il mondo. A soli vent’anni si laureò in fisica nucleare con 110 e lode. Mamma e papà lo ritenevano un dono divino, pur non avendo conoscenza alcuna della verità. Per loro, quel figlio valeva più di tutti i miliardi che avevano nelle banche di mezzo mondo. In seguito, grazie al suo esempio di uomo buono, giusto e generoso, anch’essi divennero più caritatevoli. Avendo vent’anni, Salvatore fu chiamato a svolgere il servizio militare. Seppur contrario, essendo un pacifista, obbedì al richiamo della patria. Salutò i genitori e raggiunse la città assegnatagli: la base missilistica di Comiso, in Sicilia. Grazie alla sua dialettica, in meno di un anno convinse gli Americani della N.A.T.O. a togliere i pericolosi “giocattoli” da lì. La stessa base, anni dopo, fu chiusa per fare posto ad un ospedale e ad un centro studi per bambini poveri. Finito il militare, Salvatore divenne un attivista di Greenpeace e lottò per la salvaguardia dell’ambiente e del mondo. Organizzò cortei per la chiusura di tutte le centrali nucleari sparse sulla Terra e infine, essendo stato eletto “man of the year” (uomo dell’anno), fu invitato a partecipare al convegno mondiale di Erice, in Sicilia, famosa per le sue origini culturali e storiche. Alla presenza di illustri scienziati come il Professor Rubbia, la Dottoressa Montalcini, l’astrofisica Hack, il Professor Zichichi e molti altri più o meno famosi, Salvatore esordì così: “Fratelli! Amici carissimi! Oggi dobbiamo decidere il futuro della Terra. E’ ora di smetterla di giocare. Distruggiamo le armi, i missili e tutte le centrali nucleari che producono solo morte e distruzione. Vedo un futuro senza più vita sulla Terra, né umana, né vegetale, né animale. Volete voi tutto questo? Non pensate ai vostri figli?” Detto ciò, tacque, in attesa della risposta. Il silenzio calato nella sala durante il discorso, divenne lugubre. Non si sentì volare una mosca. La gente non respirò più. Poi, improvvisa, una voce gridò: “ Buttatelo fuori! E’ matto! ” Salvatore trattenne l’ira e non fece nemmeno ricorso ai suoi poteri telepatici, con i quali avrebbe potuto convincerli ad essere d’accordo con lui. Non reagì nemmeno quando fu buttato fuori dalla sala, mentre un coro gli gridava dietro: “Torna a casa, pazzo!” E lo derisero, sputandogli addosso il veleno che avevano nei cuori, prede com’erano dell’ ingordigia, che li rendeva più ciechi di un vero cieco. A malincuore, Salvatore tornò dai genitori, che l’accolsero con amore… calmando ogni suo bollore! Nottetempo fece ritorno al Padre suo. Prima, però, passò la mano sulla fronte di Giuseppe e Maria, che al risveglio non ricordarono più nulla di quanto era accaduto negli ultimi vent’anni. Giunto al cospetto del Padre, il buon Gesù, rammaricandosi, disse: “Com’è possibile che gli uomini siano così stolti? Non li hai creati a tua immagine e somiglianza?” E gli consigliò di dar loro una lezione, magari con un altro diluvio universale, per fargli capire quanto niente fossero al Suo cospetto. Ma Dio, capace soltanto di amare e perdonare la sua creatura e la vanità che in essa si cela, così rispose: “Abbi fede, diletto figliolo! Giorno verrà… che la Terra scoppierà!” Pietro, che di nascosto aveva assistito all’ incontro, li guardò ed esclamò: “Sia fatta la vostra volontà!” “ Se tu vuoi così, così sia, Padre mio! ”, rispose Gesù. “Amen!”, dissero in coro le anime sante del Paradiso. CONCLUSIONE “Alcuni secoli dopo i fatti raccontati, sulla Terra scoppiò la terza guerra mondiale. Ci fu uno scambio di bombe e missili fra i potenti della Terra, un diluvio nucleare! Malgrado gli scudi spaziali e stellari, il pianeta blu… fu ridotto ad un mucchietto di cenere e niente più! Il buio avvolse la Terra in una notte senza fine e tutto finì. Anche questa storiella, frutto di fantasia… ma che spero faccia riflettere seriamente chicchessia.”


Don't Cancel SMASH
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OK, SMASHers......THIS really got me MAD! Please read the NY Times article about our show, and if it gets you as ANGRY as it got me, y'all will register and leave a comment as several of us already have. Your comments will have to await "moderation" so don't be abusive....just be passionate as you ALWAYS are, honest with your feelings and your love for SMASH, but let the author of the article know that we in NO WAY agree with his opinion!! #keepSMASHING #YOUGUYSROCK!!!

A theater critic says goodbye to the disappointing NBC series about the making of a Broadway show.


Ami Summertime Harju
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Word. "Anyway, my incredibly dumb and probably ill-informed point is that it’s really uncomfortable to see a strong, child-like character get tarted up and flash bedroom eyes at you, but it’s equally sucky to rely on a giant corporation to teach your kids what strong women look like. Strong women look like Amelia Earhart, Rosie the Riveter, Asmaa Mahfouz, or Elizabeth Smart. Or Wonder Woman, or Sally Ride or Sojourner Truth, or Amy Poehler, or Ada Lovelace, or Anne Frank. Or your grandmother. Or you." Or Alice Roberts, or Jane Goodall, or Joan Dye Gussow. OR YOU. This is a cartoon character, not a role model. I signed the petition because I do think that the world needs to calm the eff down with selling sexualization to our kids but it's also my job as a parent to protect my children from, and prepare them for, this type of thing. Disney wants to make money. Period. As a parent, it's my job to explain to my children that this does not match our values and we will spend our money elsewhere, providing this actually happens at all. The end.

I sort of already hate myself from weighing in on this but people keep asking me to tweet about it and forward their petitions and I really thought it would quiet down by now but it hasn’t, so I’m going to give my big, fat, stupid, irrelevant and probably wrong opinion on the changes Disney made fro...


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ไปดูกันว่าน้องซี นางฟ้าไอทีคนสวย เวลาอยู่บ้านเธอทำอะไร และบ้านของเธอจะน่าอยู่แค่ไหน รายละเอียดเพิ่มเติมคลิกเลย http://pf.co.th/c-series/index.aspx


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บุกบ้านซี สาวเพอร์เฟค
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Candice Glover
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Candice Glover takes a moment to talk to AmericanIdol.com after performing at the American Idol Finale! Subscribe now for more American Idol clips: http://bi...


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Dai Schmidt
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Atriz usa figurinos de Carminha (Adriana Esteves) e Pereirão (Lilia Cabral)


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Ana Pérola passeia pelo acervo de figurino do Projac - Video Show - Catálogo de Vídeos

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Based on previous comments we've seen, we bet a lot of you are happy to hear this ...

Rookie judge joins Randy Jackon in clearing her spot behind the table


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Tilintarkastajat , kontrollers of book keeping are kimmo.rytkonen@poliisi.fi,mikko.keisala@poliisi.fi two policemen from Keuruu, who start pension after they finish crime investigation in this difficult case Shares 800-1000 , we deal with million and offer million B shares to bisnes people, companies who are clients in our international advertising team IAT , to institutes and academias in Russia Ukraina Poland Marocco and east GERMANY who educate building engineers, economists , logistica and marketing planners, advertising bisnes. B share holders come to this plus sum game in meaning to make money legally so much as possible Primare motive of A shareholders is immaterial ART, theathre , folk music , filosofia,rock and roll , Islam, yoga, Jesus Christ , oil paintings , graphics ... 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Ung Universal Unik Urgammal, young very old in same time, it means classic style jugend art nouveau 1906 , it had a bit different spirit in different lands, we make exhibition of 19 examples to Poland to Marocco and to Russian karelia We take to Miedzylesie and to Agadir rock of Peace Salam , to Akat Toile lot of travellers from all world who live and sleep in those new houses and want buy to their own lands combination which they can individually self choose from 96 examples. . King of Marocco has plan to take to his country 10 million europeans per year. With interesting culture adventure programs in centre of polish culture CpC we could make this target true. Finnish polish maroccian culture association Keltaiset ry Les Jaunes is looking for connection to Lodz and Marrakech film institutes , PLEASE buy shares A and B and come to co operation , Please russian and Saudi investors to produce a cinema, EXODUS TODAY rahala ibn batouta, jumalauta , nysse tuloo. This screenplay shall tell about the yellow revolution, peace of 1000 years and new european union www.unianova.eu unianova@wippies.com EXODUS TODAY rahala ibn batouta jumalauta NYSSE TULOO. Its ordered to produce by polish prokurator Beata Jelinska in Klodzko. Manusscriptura cimes 50 % from the Bible, 50 % from realistic happenings of today in case of farm Gniewoszow 6 in Miedzylesie. These seven leaders shall decide what will happen in this cinema. Its important question because as matter of fact, al qaida and new natzies are using this fantasia in real life, as it happened when americans made cinema fantasia ´´ native born killers´´. Lasketaanko irti barabbas vaiko Jeesus tälläkertaa ossi.poikonen@evl.fi,arkkipiispa@evl.fi,kirjaamo@kirkkohallitus.fi,kirjaamo@tpk.fi,tapani.koppinen@oikeus.fi Primie minister of Poland, Donald Tusk King of Marocco, Muhamed VI, president Wladimir PUTIN Primie minister of SYRIA minister of Defence in Finland Primie minister of Germany Primie minister of Holland We would like to ask opinion how to create final manuscriptura from 7 respected gentlemen/ ladies , please read this SKETCH and tell your opinion to them ilagoson@ilagoson.com European Court of human rights Strasbourg has full rights to tell to media all from this case 23832/13 FIN CEDH-PFin0 SHE /HL/oe asianajaja.kuukka@mt.inet.fi,minna.tyvio@oikeus.fi,kimmo.rytkonen@poliisi.fi COURT OF JYVÄSKYLÄ Finland Judge erkki.marttila@oikeus.fi Advokat office Jan.Luszcak@o2.pl ul Pilduskiego Wroclaw j.luszczak@vp.pl promised me 25.5.2012 that they shall take care of this case, if jkcm@onet.pl,marek.rudnicki@gmx.net not want do it . send your opinion also to Policja w Międzylesiu Do Prokuratura Rejonowa ul. Sempolowskiej 4 ,- 57-500 Bystrzyca Kłodzko urzad@miedzylesie.pl,julia.kwietniewska@gmail.com,abresz@poczta.onet.pl,bober6@amorki.pl motorcycle club BMW international, users of old classical boxer r 800 paris dakar basic ... Come to help to make PR film to bayerische motorwerke , BMW motors live forever. we need these old bikes so much as possible , also new models are wellcome . Cars model 1969 or older without caravanes start with two wheelers at 10.00 oclock. Homewagons and newer cars at 12.00. 9.00 oclock teams of race bicycles from different countries. Overtaking of them is forbidden during 140 km . If they go too slow, motors and cars must stop to many other willage happenings by the kings road every month 3 th and 18 th days from Alfa Agadir to Mirleft ICHT Tata Foum Zquid Zagora Ait Hani Boulmane Chechaouen Torremolinos Avila Vichy Augsburg Baltia Russian Karelia Terijoki Käkisalmi Sortavala Niirala Mutalahti Juankoski , Omega point is RUNNI polish culture centre in Finland we start there 2.7. every year as new annual tradition SUMMER WAR with water guns and flowers against Russua , and after it common trip to Mecca or to Jerusalem/ Gaza Pyramides- There start hot international Libya rally with motocross bikes , 4 wheelers and desert cars start from Egypt pyramides to this beach polish culture centre in AGADIR Marocco. Sidi Toile Takkad , safe clean tents and good madras for people who travel with own sleepingbacks. 5 euro / day. Flights to Agadir less as 100 euro , group taxi 4 people to airport 20 km pay 5 euro. 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These groups use same hotels, camps, taxies but not meet each others drives of one or two weeks christian organizations go around Marocco ´´clockwise´´, they shall get lot of possibilities to show that their holy spirit in their parties is more powerfull as spirit of cannabis. Rock and roll people go around Marocco UN clockwise. If Joshua Mills refuse to take this role, send from POLAND better candidates , polish young man DAVID FEDEROWITZ lives in Helsinki, son of polish diplomats. Very beautiful 23 years old man , born in Krakowa. He has promised to start in this role if Polish people want king David ? they should VOTE, send photos of candidates to Wroclaw Art Academia , unianova@gmail.com our association makes proposition to his Majestet Muhamed VI . Could it be like this ? Chemical narcotics, cocaine forbidden, Cannabis legal to buy only from police and santarm who take care of security in these mega happenings of younger and older hippies two times per month. 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TAO monks in old China used cannabis a lot, also Johannes Patmos who wrote apocalypta to Bible. He saw how world power of USA shall fall , capture 18 If we sell all production of cannabis in Marocco to 12 million people per year, we take very big money away from criminals. Puor people in Marocco has no healthy services and we NEED big money. Europa save a lot when nobody try to smugle it, we sell all production of Ketama inside Maroc . Cannabis is most popular staff in the world which is less harmfull as alcohole and cigarettes according scientific investications of united nations WHO. Very good homeopathic medicine. Adolf Hitler made it illegal because cannabis is making people to think , it takes away aggressions , such men are not good killers. Usa has same reason to demand illegalization because they are carrying the heritage of german natzies and harlot of Babylon , mentioned in Bible apocalypta 18. But now USA start legalization ... To cars and power stations THC oil is best and most ecological. Marocco has big future in this bisnes. To people who not like cannabis and not want see such people in their holiday , are travelling this KINGS ROAD UM Marocco 2200 km CLOCKWISE , from Fes to Sefrou .From Marrakech to Quazzazate Ait Hani . who want join new HITTER parti and polish revolution , come to Augsburg 15.6., Litomysl 19.6 . Kauhajoki 27.6 . Hitter party has nothing to do with Hitler. We are sport club, finnish baseball hitters those who come to Maroc to get clean good hasis and enjoy in good company go from FES direction . Azrou Swedish culture centre starts 12 th and 27 th each month , 24 times in year. 2. Kasba Tadla clas A for bicycles cars and Harleys 13 th , 28 th, 3 IMICHLIL 13 th , 28 th Clas E , for walkers , camels , enduros, off road cars Starts Marrakech airport 14 th and 28 th each month 4 IMI-n-Tanout in high Atlantis centre of danish culture 15 th and 28 th in every month . 5 AGADIR rock of Peace , es Salama, sidi Toile beaches CENTRE OF POLISH CULTURE possible to swim in januari. Place for several million tents Toile start 3 th and 18 th in every month for rock and roll people, for half million Jesus people 5 festivals in this beach 20 km from Agadir airport 5- 8 th and 20 - 23 th days every month . Come to see american boy who make people see surrounding GOLDEN ! Ferries from canaria islands Lanzarotte come 50 km to Tarfaya 18 starts in morning 3 th and 18 th in every month 19. Tan Tan Beach starts in morning 4th and 19 th common rules, no rubbish to surrounding, no violence. We organize 1 or 2 week culture-adventure holidays ´´rahala ibn batouta´´in Atlantis mountains from Marrakech airport 14 th and 29 th in every month, with hired scooters, bikes or in cheap Mercedes taxies Using same culture programs we arrange peasant common drive to thousands of older Europeans in their homecars who go to Europa in spring and return in October to warm south Marocco. 140 -170 km per day to next Finland Judge erkki.marttila@oikeus.fi has written how writer of this page is mentally ill , but 3 psychiatres in Helsinki and national court psychiatric comitea in Klodzko Poland say that writer of this page is NOT sick. . In Finland is fascistic atmosphere , only one opinion of each matter is allowed like in old Soviet Union. People in Finland feel very bad, kill each others and themselves. Drink alcoholes like lunatics , they should come to alternative holiday PILVIMATKAT , cloud trips to high Atlantis and Anti Atlantis, to russian Mirleft in beach its told in www.unianova.eu/agadir.htm bow of white horse is ohlings white power -- Wippies-vallankumous on täällä! Varmista paikkasi vallankumouksen eturintamassa ja liity Wippiesiin heti! http://www.wippies.com/

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Gabriel Assis
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: Gabriel Assis shared a photo. " Nossa festa começa a Fantasia e termina em Harlem Shake " SEPARE SUA FANTASIA OU SEUS ADEREÇOS ( CHAPÉU, OCULOS, PLUMA, FANTASIA, MASCARA E TUDO AQUILO QUE VAI SER LEGAL P ANIMAR AINDA MAIS NOSSO HARLEM SHAKE ) ELE ESTARA DE VOLTA COM OS VARIOS LANÇAMENTOS DE 2013 MC LON https://www.youtube.com/watch?v=HSaUWkEmzmo https://www.youtube.com/watch?v=HB68xTF7k7M https://www.youtube.com/watch?v=Zgr0aHaA1-E MATERIA REDE RECORD DE TELEVISAO COM MC LON https://www.youtube.com/watch?v=VrKZZ4nj8AY MC MAIOR https://www.youtube.com/watch?v=d2_OGHcBj0s + DJS DJS CONVIDADOS DJ FELIPE ABDO DJ MATEUS MARTINS DJ RODRIGO DANTAS / DJ JUNIOR FERNANDES / DJ IGOR CRUZ - TEREMOS A PRESENÇA DA GALERA DA MEGA MODEL COM UM TOP CAMAROTE COM CASTING SUPER SELECIONADO #TOP SORTEANDO VARIOS PREMIOS E BRINDES PREÇO PROMOCIONAL PARA ESTA FESTA. COM NOMES NA LISTA ( COLOCAR SEU NOME COM OS PROMOTERS OU MANDE UM EMAIL PARA listanocasayesbalada@hotmail.com COM NOME E DATA DE NASCIMENTO. COM NOME NA LISTA HOMEM: R$ 20,00 MULHER: R$ 10,00 SEM NOME NA LISTA ( PORTA ) HOMEM: R$ 25,00 MULHER: R$ 15,00 P GALERA QUE QUISER IR DE FANTASIA, FIZEMOS UMA PARCERIA COM A LOJA MARIA A RIGOR E FANTASIAS. LOCAL: R SANTANA, 155 ( AO LADO DA NEXTEL ) QUEM CHEGAR LA E FALAR QUE A FANTASIA É PARA IR NA FESTA VAI GANHAR 15% DE DESCONTO EM QUALQUER LOCAÇÃO. NÃO PERCA TEMPO E JA ENVIE O SEU NOME PARA A LISTA. -------------------------------------------------------------------------------------------------------- VEM AI .... EM JUNHO NO CASA YES BALADA SUZANO!!! AGUARDEM


Luciana Keiko
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http://www.wired.com/science/discoveries/magazine/16-07/pb_theory There's no reason to cling to our old ways. It's time to ask: What can science learn from Google?

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Editori Modenesi
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Scriptor ti regala il primo capitolo.... Scriptor eBookStore, quasi centomila ebook con la migliore produzione nazionale e non solo... Una autrice di appena diciannove anni.... Prologo Il sole tramontava pigro quel pomeriggio di luglio. L’estate era nel pieno del suo vigore, si udiva un piacevole frinire di cicale in sottofondo; una dolce luce rosata macchiava il bosco di colori arancio-dorati e, ascoltando con attenzione, si poteva cogliere il cicaleccio di centinaia d’animali del sottobosco, il vivace cinguettio d’uccellini di montagna, il gorgoglio di un ruscello scorrere rapido e festoso in prossimità di chissà quale vallata. Tutto il bosco era animato da un unico, ritmico respiro vitale. Ambra e Lucia erano sedute a gambe incrociate tra la ghiaia e le sterpi di una piccola radura, all’ombra di una frondosa quercia stracolma di ghiande. Davanti a loro troneggiava imponente una grossa pentola di metallo annerita, probabilmente trafugata dalla cucina di una madre distratta; all’interno di essa galleggiavano mesti in due dita d’acqua fiori, foglie profumate, funghi e bacche rosse. Le bambine, a turno, mescolavano con energia l’intruglio che ormai era diventato di uno strano color ocra, e vagavano per il bosco alla ricerca di qualche “ingrediente segreto”. Amavano passare intere giornate a giocare nel bosco, e quello di fare pozioni come vere streghe era uno dei loro giochi preferiti. Erano bambine felici. Ed erano amiche per la pelle, sebbene fossero diverse quanto il sole accecante di una giornata equatoriale e la luna timida e romantica in una notte artica. Ambra aveva capelli del color cioccolato fondente, lunghi fino alla vita, e grandi occhi scuri vispi e accesi, dentro ai quali si poteva leggere un’intelligenza e una sensibilità particolari. Lucia era sempre stata una bambina bellissima, solare e radiosa; portava due morbide trecce sulle spalle, aveva un sorriso pieno e contagioso incorniciato da due fossette, e una miriade d’efelidi sul naso. Il bosco, poco lontano dalla loro casa, aveva sempre avuto una fortissima attrattiva su di loro, ma mentre Ambra ne sapeva vedere il lato oscuro, le insidie che si potevano celare nel buio del sottobosco, i rumori particolari che, quando il sole calava, la facevano sobbalzare, Lucia era spensierata, ingenua, libera da qualsiasi ragionevole paura. In quella giornata come tante altre, Lucia era ancora più eccitata del solito. Appena i colori del crepuscolo cominciarono a tinteggiare il cielo, quando le bambine avrebbero dovuto incamminarsi verso casa, Lucia con gli occhi sfavillanti di emozione disse all’amica: – Appena viene buio, mettiamo via tutto e andiamo a fare le esploratrici nella radura delle lucciole! La radura delle lucciole era uno spiazzo proprio al centro del folto bosco. C’era il rischio di perdersi e, se fossero tornate troppo tardi, al ritorno avrebbero ricevuto una brutta strigliata. Tuttavia Ambra, alla quale il coraggio certo non mancava, non si era mai tirata indietro alla proposta di una simile avventura. Quando un buio particolarmente denso e vischioso cominciò a scendere, Ambra con un brivido prese il suo zainetto e si incamminò verso il punto più scuro del bosco. Era una delle prime volte che si avventuravano così profondamente all’interno. Camminavano silenziose una dietro l’altra. Accanto a loro si udiva solo il fruscio della ghiaia e delle foglie, e versi di piccoli animali. Ambra, sebbene animosa, procedeva col cuore in gola. Sobbalzò sentendo un rumore strano molto vicino, e con un sospiro si accorse che si trattava della planata di un pipistrello. Camminavano ormai da mezz’ora, ed erano giunte in prossimità della radura. Ambra, un secondo dopo l’altro, si accorse con crescente angoscia che si sentiva stretta, avvolta in quella morsa di buio gelido… Una sensazione di panico le strinse forte la bocca dello stomaco. C’era qualcosa di brutto, insano e terrificante in quel posto. Non vedeva più, non capiva, e aveva follemente paura. Dovevano andarsene. Subito. Ambra provò a mandare giù quel maledetto nodo che le si era formato in gola, e prese per mano Lucia. – Andiamo Lucia. – La voce che le usciva era tremolante, niente più di un pigolio. – Ho paura... ti prego, ti prego torniamo a c-casa… – piagnucolò. Ma Lucia proseguì, sorridente, beata, con il suo vestito bianco alle ginocchia, incurante dell’amica… Ambra la inseguì, corse, pianse, la prese per il braccio, urlò. Invano. Qualcosa incombette su loro con violenza e straordinaria eleganza. Veloce come un’ombra, letale come un animale feroce, luminoso come un debole raggio di luce gelata. Ambra lasciò la mano di Lucia, e la vide sparire dai suoi occhi. Sulla bocca l’eco di un urlo sordo. I Sbadigliai con forza, stiracchiandomi per bene e sdraiandomi ancora di più sul mio banco. Guardai l’orologio. Appena le 11. Sospirai all’idea di passare altre due ore in quella gabbia di matti. Davanti a me c’era un foglio quasi immacolato scarabocchiato da qualche appunto distratto e molto vago e, al margine sinistro del foglio, un capolavoro al quale lavoravo dall’ora di storia: una fata snella e leggiadra, con grandi e aggraziate ali simili a quelle di una farfalla; al suo cospetto qualche pigro gnomo barbuto con buffi cappelli in mano. Sorridendo alla vista del mio disegno mi accinsi a disegnare un folletto imbranato che sbucava timido dal cilindro di uno degli gnomi, il frutto di una mente folle combinata alla lettura di troppi libri. – … Possiamo quindi affermare che il risultato dell’esperimento fatto in laboratorio è che siamo davanti a quale tipo di legame, signorina Manni? Sentendomi chiamare in causa, alzai gli occhi allarmata, con un’espressione incredula, come se mi si fosse chiesto un parere sul quarto segreto di Fatima. Davanti a me vidi la prof dal muso rinsecchito, che con gli occhiali sospesi sul vecchio naso adunco e le labbra rugose strette in una perenne smorfia mi guardava con aria interrogativa, in attesa di una mia risposta relativa ad una qualunque diavoleria scientifica. Rimasi per un momento interdetta, gesticolando per prendere tempo con la mia migliore faccia da poker. Morgan, con violenza mi schiaffò davanti al naso gli appunti di un’ora e mezza di lezione. Ah, la mia ancora di salvezza! – Covalente polare – dissi in un sol fiato alla De Salici. – Bene, Ambra. Giunti a questo punto è ovvio che un esperimento di tipo…. Scampato il pericolo, lasciai che la voce della professoressa diventasse di nuovo un brusio, e tirai un lungo sospiro di sollievo. Feci un gran sorriso al mio fedele compagno di banco, il quale, a metà tra divertito e arrabbiato, mi tirò un allegro scappellotto dietro la testa. Massaggiandomi la testa, contrariata, tornai alla mia comoda posizione sdraiata, e cominciai a leggere la mia copia frusta dalle troppe letture di Orgoglio e pregiudizio, abilmente nascosta dentro al libro di chimica. Dopo nemmeno un minuto, Morgan mi passò un bigliettino spiegazzato, scritto nella sua calligrafia grande e scomposta. Mr Mondo ti stava guardando… Lo lessi e sospirai. Proprio davanti al banco di Morgan era seduto Daniel, il Casanova della IV C. In quest’esatto momento si stava passando una mano tra i capelli a spazzola striati di un biondo dorato. Le sue spalle larghe e muscolose si alzavano e si abbassavano ritmicamente sotto l’attillatissima maglietta bianca. Potevo quasi immaginare il suo sguardo incorniciato da folte ciglia bionde, altezzoso ed intenso, capace di mandare nel pallone persino quella vecchia zitella della De Salici. Mi concessi qualche minuto di fantasticherie tutt’altro che scolastiche prima di rispondere con sgarbo a Morgan. Sei matto? Starà guardando Tina Bellicapelli. Lanciai uno sguardo acido alla ragazza seduta dietro di me: Tina Corbelli, da me e Morgan soprannominata Tina Bellicapelli, una specie di androide cotonata con il cervello nebulizzato dai profumi nauseabondi che si metteva ogni mattina. Daniel purtroppo era orrendamente attratto da questa sottospecie di bellone: l’ultima sua fiamma era una sorta di top model molto bionda e molto oca, avete presente quelle con l’aria di una a cui sono stati sequestrati tutti i neuroni? Feci un altro sospiro. Le disgrazie che attanagliano la vita di una teenager sono davvero troppe. Rinunciai al mio libro, guardai il foglio che avevo davanti e ricominciai a disegnare. Disegnare è bello. Quasi quanto scrivere. È un po’ come sputare fuori briciole del proprio mondo interiore, ed il mio penso sia uno dei più popolati che esistano: streghe, fate, ibridi dalla pelle blu. Per me la fantasia è l’arma migliore che abbiamo contro il grigiore della vita; non è un modo per fuggire dalla realtà, ma per crearne una nuova, parallela ma decisamente più meravigliosa. Non so come si possa vivere senza sognare. Forse è possibile, ma ci si ritrova un giorno aridi e marci dentro come la De Salici. – Sua figlia ha una fervida immaginazione. – Dicevano le maestre con la puzza sotto il naso delle mie scuole elementari a mia madre. – È sempre distratta e sulle nuvole. Dio solo sa cosa c’è in quella testa! Mia madre fingeva di scuotere la testa esasperata, ma appena poteva mi sorrideva e mi faceva un occhiolino di sottecchi. Sono sempre stata come lei. Una folle, un’artista, come amava definirci. Era sempre talmente solare e allegra… O perlomeno, lo era sempre stata prima dell’incidente. Il suono della campanella interruppe i miei pensieri, e mi fece sobbalzare. Salutai frettolosamente Morgan, e con la tracolla ancora aperta corsi via. Arrivata a casa buttai la cartella il più lontano possibile: non volevo sentir parlare di porcherie scientifiche per lo meno per tutto il fine settimana. Meccanicamente accesi il televisore, e vidi mamma che come sempre comunicava le notizie con la sua espressione più seria, quella da “lemure arrabbiato”, come diceva sempre papà quando la imitava. Ricordandolo scoppiai a ridere da sola, e la casa vuota echeggiò di quel rumore molesto. Subito dopo sentii una piccola fitta. Mi faceva sempre male pensare a lui, a quanto terribilmente mi mancava; lui più di chiunque altro era capace di farmi ridere e divertire, di prendermi in giro, di giocare con me. Era un bambino cresciuto. Già… Queste furono le esatte parole che mamma gli disse quando si separarono. Rabbrividii, ma cercai di scacciare via quei pensieri bui. Con una gran dose di buona volontà cominciai a cercare qualcosa da cucinare. Spaghetti, perfetto! Affermando che sono una gran cuoca userei un eufemismo. Anche dicendo che sono una cuoca lo userei. Mi limito a dire che produco cose abbastanza commestibili, il mio più alto risultato, culinariamente parlando, è proprio il fatto che non mi sono mai avvelenata con i miei piatti. Proprio mentre stavo regolando il timer - macchina infernale che non suona mai quando dovrebbe - tenevo in mano il pane da riscaldare e riempivo la pentola d’acqua da far bollire, squillò il telefono. Maledissi mentalmente Morgan e la sua mania di chiamare sempre nei momenti meno opportuni. – Morgan – risposi con voce minacciosa. – Non ci vediamo da circa cinque minuti. Ti conviene che sia molto urgente. Come minimo Daniel deve averti supplicato di chiedermi di sposarlo! – Scusa cara, non volevo disturbarti – esordì una voce maschile, profonda e pacata. Oh, maledizione! Zio Vincenzo. – Ehm, ciao zio. Non mi disturbi affatto… Ecco, pensavo fosse un amico, e… Ehm… Come va? – Ringraziai il cielo che lo zio non potesse vedermi paonazza. – Ambra... – La sua voce era tremolante, tesa. Sentii un brutto presentimento. – Non volevo che venissi a saperlo dal telegiornale. Ricordi Neva, quella signora che vive accanto a me… – Cosa le è successo? – La mia voce era stridula, avevo il cuore in gola. – Non lei, sua nipote… Vedi lei è… sparita. Il… Il bosco. Mi dispiace tanto… Lasciai cadere il telefono a terra. Avevo gli occhi sbarrati, tremavo. Il mostro che mi aveva tormentato per tanti anni si rifaceva ora vivo dentro di me, lo sentivo ricominciare a mangiarmi da dentro. Quei ricordi bastardi, senza bussare, tornarono a farmi visita. Quella notte Ambra tornò verso casa in lacrime, tremante, livida. Era un miracolo che fosse riuscita a muovere le gambe e a scappare. Al confine del bosco, spaventata, vide diverse macchine della polizia parcheggiate, molti uomini in divisa, e naturalmente sua madre, che con il cuore in gola corse ad abbracciarla .Il suo profumo non era mai stato così buono e rassicurante. C’era anche suo padre, il volto reso irriconoscibile dalla furia, che per chissà quale motivo urlava e urlava in faccia a dei poliziotti che sembravano smarriti quanto lei. Con una stretta al cuore vide i genitori di Lucia, l’uno accanto all’altro, con gli occhi vacui e pieni di panico, immobili e pallidi come due fantasmi. Ambra si sentì talmente provata da quel dolore intimo e lacerante che dovette abbassare gli occhi. Gli uomini in divisa cominciavano ad avvicinarsi a lei, a farle domande, a tentare di rassicurarla, a soffocarla. Avrebbe voluto dire troppe cose, forse avrebbe voluto urlare, gridare a tutti che era stata una vigliacca perché non era riuscita a salvare la sua amica. Un vortice di sensazioni viscide e angosciose la travolsero come un’onda. – Lucia se n’è andata. – Singhiozzò con dei pesanti lacrimoni che le grondavano dagli occhi grandi e scuri come la notte. – La mia piccola Lucia... L’ombra l’ha portata via e ora vorrei essere sparita an-anch’io… E fu il buio. Accucciata per terra, con la testa tra le gambe, mi morsi forte il labbro per non piangere. La mattina appena trascorsa, una delle tante in quegli anni passati, piena di risa, scherzi, preoccupazioni stupide e sospiri mi sembrava talmente lontana, talmente futile. Sul cammino della mia vita l’ingombro di quel mistero mal celato sembrava in quel momento maledettamente importante, ingiusto, inverosimile. Per l’ennesima volta da quando era passata quella giornata di luglio di tanto tempo prima, sentii il desiderio ardente di risolvere quell’enigma. Qualcosa si mosse dentro di me. Forse avevo deciso.


Associazione Editori Modenesi
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Scriptor ti regala il primo capitolo.... Scriptor eBookStore, quasi centomila ebook con la migliore produzione nazionale e non solo... Una autrice di appena diciannove anni.... Prologo Il sole tramontava pigro quel pomeriggio di luglio. L’estate era nel pieno del suo vigore, si udiva un piacevole frinire di cicale in sottofondo; una dolce luce rosata macchiava il bosco di colori arancio-dorati e, ascoltando con attenzione, si poteva cogliere il cicaleccio di centinaia d’animali del sottobosco, il vivace cinguettio d’uccellini di montagna, il gorgoglio di un ruscello scorrere rapido e festoso in prossimità di chissà quale vallata. Tutto il bosco era animato da un unico, ritmico respiro vitale. Ambra e Lucia erano sedute a gambe incrociate tra la ghiaia e le sterpi di una piccola radura, all’ombra di una frondosa quercia stracolma di ghiande. Davanti a loro troneggiava imponente una grossa pentola di metallo annerita, probabilmente trafugata dalla cucina di una madre distratta; all’interno di essa galleggiavano mesti in due dita d’acqua fiori, foglie profumate, funghi e bacche rosse. Le bambine, a turno, mescolavano con energia l’intruglio che ormai era diventato di uno strano color ocra, e vagavano per il bosco alla ricerca di qualche “ingrediente segreto”. Amavano passare intere giornate a giocare nel bosco, e quello di fare pozioni come vere streghe era uno dei loro giochi preferiti. Erano bambine felici. Ed erano amiche per la pelle, sebbene fossero diverse quanto il sole accecante di una giornata equatoriale e la luna timida e romantica in una notte artica. Ambra aveva capelli del color cioccolato fondente, lunghi fino alla vita, e grandi occhi scuri vispi e accesi, dentro ai quali si poteva leggere un’intelligenza e una sensibilità particolari. Lucia era sempre stata una bambina bellissima, solare e radiosa; portava due morbide trecce sulle spalle, aveva un sorriso pieno e contagioso incorniciato da due fossette, e una miriade d’efelidi sul naso. Il bosco, poco lontano dalla loro casa, aveva sempre avuto una fortissima attrattiva su di loro, ma mentre Ambra ne sapeva vedere il lato oscuro, le insidie che si potevano celare nel buio del sottobosco, i rumori particolari che, quando il sole calava, la facevano sobbalzare, Lucia era spensierata, ingenua, libera da qualsiasi ragionevole paura. In quella giornata come tante altre, Lucia era ancora più eccitata del solito. Appena i colori del crepuscolo cominciarono a tinteggiare il cielo, quando le bambine avrebbero dovuto incamminarsi verso casa, Lucia con gli occhi sfavillanti di emozione disse all’amica: – Appena viene buio, mettiamo via tutto e andiamo a fare le esploratrici nella radura delle lucciole! La radura delle lucciole era uno spiazzo proprio al centro del folto bosco. C’era il rischio di perdersi e, se fossero tornate troppo tardi, al ritorno avrebbero ricevuto una brutta strigliata. Tuttavia Ambra, alla quale il coraggio certo non mancava, non si era mai tirata indietro alla proposta di una simile avventura. Quando un buio particolarmente denso e vischioso cominciò a scendere, Ambra con un brivido prese il suo zainetto e si incamminò verso il punto più scuro del bosco. Era una delle prime volte che si avventuravano così profondamente all’interno. Camminavano silenziose una dietro l’altra. Accanto a loro si udiva solo il fruscio della ghiaia e delle foglie, e versi di piccoli animali. Ambra, sebbene animosa, procedeva col cuore in gola. Sobbalzò sentendo un rumore strano molto vicino, e con un sospiro si accorse che si trattava della planata di un pipistrello. Camminavano ormai da mezz’ora, ed erano giunte in prossimità della radura. Ambra, un secondo dopo l’altro, si accorse con crescente angoscia che si sentiva stretta, avvolta in quella morsa di buio gelido… Una sensazione di panico le strinse forte la bocca dello stomaco. C’era qualcosa di brutto, insano e terrificante in quel posto. Non vedeva più, non capiva, e aveva follemente paura. Dovevano andarsene. Subito. Ambra provò a mandare giù quel maledetto nodo che le si era formato in gola, e prese per mano Lucia. – Andiamo Lucia. – La voce che le usciva era tremolante, niente più di un pigolio. – Ho paura... ti prego, ti prego torniamo a c-casa… – piagnucolò. Ma Lucia proseguì, sorridente, beata, con il suo vestito bianco alle ginocchia, incurante dell’amica… Ambra la inseguì, corse, pianse, la prese per il braccio, urlò. Invano. Qualcosa incombette su loro con violenza e straordinaria eleganza. Veloce come un’ombra, letale come un animale feroce, luminoso come un debole raggio di luce gelata. Ambra lasciò la mano di Lucia, e la vide sparire dai suoi occhi. Sulla bocca l’eco di un urlo sordo. I Sbadigliai con forza, stiracchiandomi per bene e sdraiandomi ancora di più sul mio banco. Guardai l’orologio. Appena le 11. Sospirai all’idea di passare altre due ore in quella gabbia di matti. Davanti a me c’era un foglio quasi immacolato scarabocchiato da qualche appunto distratto e molto vago e, al margine sinistro del foglio, un capolavoro al quale lavoravo dall’ora di storia: una fata snella e leggiadra, con grandi e aggraziate ali simili a quelle di una farfalla; al suo cospetto qualche pigro gnomo barbuto con buffi cappelli in mano. Sorridendo alla vista del mio disegno mi accinsi a disegnare un folletto imbranato che sbucava timido dal cilindro di uno degli gnomi, il frutto di una mente folle combinata alla lettura di troppi libri. – … Possiamo quindi affermare che il risultato dell’esperimento fatto in laboratorio è che siamo davanti a quale tipo di legame, signorina Manni? Sentendomi chiamare in causa, alzai gli occhi allarmata, con un’espressione incredula, come se mi si fosse chiesto un parere sul quarto segreto di Fatima. Davanti a me vidi la prof dal muso rinsecchito, che con gli occhiali sospesi sul vecchio naso adunco e le labbra rugose strette in una perenne smorfia mi guardava con aria interrogativa, in attesa di una mia risposta relativa ad una qualunque diavoleria scientifica. Rimasi per un momento interdetta, gesticolando per prendere tempo con la mia migliore faccia da poker. Morgan, con violenza mi schiaffò davanti al naso gli appunti di un’ora e mezza di lezione. Ah, la mia ancora di salvezza! – Covalente polare – dissi in un sol fiato alla De Salici. – Bene, Ambra. Giunti a questo punto è ovvio che un esperimento di tipo…. Scampato il pericolo, lasciai che la voce della professoressa diventasse di nuovo un brusio, e tirai un lungo sospiro di sollievo. Feci un gran sorriso al mio fedele compagno di banco, il quale, a metà tra divertito e arrabbiato, mi tirò un allegro scappellotto dietro la testa. Massaggiandomi la testa, contrariata, tornai alla mia comoda posizione sdraiata, e cominciai a leggere la mia copia frusta dalle troppe letture di Orgoglio e pregiudizio, abilmente nascosta dentro al libro di chimica. Dopo nemmeno un minuto, Morgan mi passò un bigliettino spiegazzato, scritto nella sua calligrafia grande e scomposta. Mr Mondo ti stava guardando… Lo lessi e sospirai. Proprio davanti al banco di Morgan era seduto Daniel, il Casanova della IV C. In quest’esatto momento si stava passando una mano tra i capelli a spazzola striati di un biondo dorato. Le sue spalle larghe e muscolose si alzavano e si abbassavano ritmicamente sotto l’attillatissima maglietta bianca. Potevo quasi immaginare il suo sguardo incorniciato da folte ciglia bionde, altezzoso ed intenso, capace di mandare nel pallone persino quella vecchia zitella della De Salici. Mi concessi qualche minuto di fantasticherie tutt’altro che scolastiche prima di rispondere con sgarbo a Morgan. Sei matto? Starà guardando Tina Bellicapelli. Lanciai uno sguardo acido alla ragazza seduta dietro di me: Tina Corbelli, da me e Morgan soprannominata Tina Bellicapelli, una specie di androide cotonata con il cervello nebulizzato dai profumi nauseabondi che si metteva ogni mattina. Daniel purtroppo era orrendamente attratto da questa sottospecie di bellone: l’ultima sua fiamma era una sorta di top model molto bionda e molto oca, avete presente quelle con l’aria di una a cui sono stati sequestrati tutti i neuroni? Feci un altro sospiro. Le disgrazie che attanagliano la vita di una teenager sono davvero troppe. Rinunciai al mio libro, guardai il foglio che avevo davanti e ricominciai a disegnare. Disegnare è bello. Quasi quanto scrivere. È un po’ come sputare fuori briciole del proprio mondo interiore, ed il mio penso sia uno dei più popolati che esistano: streghe, fate, ibridi dalla pelle blu. Per me la fantasia è l’arma migliore che abbiamo contro il grigiore della vita; non è un modo per fuggire dalla realtà, ma per crearne una nuova, parallela ma decisamente più meravigliosa. Non so come si possa vivere senza sognare. Forse è possibile, ma ci si ritrova un giorno aridi e marci dentro come la De Salici. – Sua figlia ha una fervida immaginazione. – Dicevano le maestre con la puzza sotto il naso delle mie scuole elementari a mia madre. – È sempre distratta e sulle nuvole. Dio solo sa cosa c’è in quella testa! Mia madre fingeva di scuotere la testa esasperata, ma appena poteva mi sorrideva e mi faceva un occhiolino di sottecchi. Sono sempre stata come lei. Una folle, un’artista, come amava definirci. Era sempre talmente solare e allegra… O perlomeno, lo era sempre stata prima dell’incidente. Il suono della campanella interruppe i miei pensieri, e mi fece sobbalzare. Salutai frettolosamente Morgan, e con la tracolla ancora aperta corsi via. Arrivata a casa buttai la cartella il più lontano possibile: non volevo sentir parlare di porcherie scientifiche per lo meno per tutto il fine settimana. Meccanicamente accesi il televisore, e vidi mamma che come sempre comunicava le notizie con la sua espressione più seria, quella da “lemure arrabbiato”, come diceva sempre papà quando la imitava. Ricordandolo scoppiai a ridere da sola, e la casa vuota echeggiò di quel rumore molesto. Subito dopo sentii una piccola fitta. Mi faceva sempre male pensare a lui, a quanto terribilmente mi mancava; lui più di chiunque altro era capace di farmi ridere e divertire, di prendermi in giro, di giocare con me. Era un bambino cresciuto. Già… Queste furono le esatte parole che mamma gli disse quando si separarono. Rabbrividii, ma cercai di scacciare via quei pensieri bui. Con una gran dose di buona volontà cominciai a cercare qualcosa da cucinare. Spaghetti, perfetto! Affermando che sono una gran cuoca userei un eufemismo. Anche dicendo che sono una cuoca lo userei. Mi limito a dire che produco cose abbastanza commestibili, il mio più alto risultato, culinariamente parlando, è proprio il fatto che non mi sono mai avvelenata con i miei piatti. Proprio mentre stavo regolando il timer - macchina infernale che non suona mai quando dovrebbe - tenevo in mano il pane da riscaldare e riempivo la pentola d’acqua da far bollire, squillò il telefono. Maledissi mentalmente Morgan e la sua mania di chiamare sempre nei momenti meno opportuni. – Morgan – risposi con voce minacciosa. – Non ci vediamo da circa cinque minuti. Ti conviene che sia molto urgente. Come minimo Daniel deve averti supplicato di chiedermi di sposarlo! – Scusa cara, non volevo disturbarti – esordì una voce maschile, profonda e pacata. Oh, maledizione! Zio Vincenzo. – Ehm, ciao zio. Non mi disturbi affatto… Ecco, pensavo fosse un amico, e… Ehm… Come va? – Ringraziai il cielo che lo zio non potesse vedermi paonazza. – Ambra... – La sua voce era tremolante, tesa. Sentii un brutto presentimento. – Non volevo che venissi a saperlo dal telegiornale. Ricordi Neva, quella signora che vive accanto a me… – Cosa le è successo? – La mia voce era stridula, avevo il cuore in gola. – Non lei, sua nipote… Vedi lei è… sparita. Il… Il bosco. Mi dispiace tanto… Lasciai cadere il telefono a terra. Avevo gli occhi sbarrati, tremavo. Il mostro che mi aveva tormentato per tanti anni si rifaceva ora vivo dentro di me, lo sentivo ricominciare a mangiarmi da dentro. Quei ricordi bastardi, senza bussare, tornarono a farmi visita. Quella notte Ambra tornò verso casa in lacrime, tremante, livida. Era un miracolo che fosse riuscita a muovere le gambe e a scappare. Al confine del bosco, spaventata, vide diverse macchine della polizia parcheggiate, molti uomini in divisa, e naturalmente sua madre, che con il cuore in gola corse ad abbracciarla .Il suo profumo non era mai stato così buono e rassicurante. C’era anche suo padre, il volto reso irriconoscibile dalla furia, che per chissà quale motivo urlava e urlava in faccia a dei poliziotti che sembravano smarriti quanto lei. Con una stretta al cuore vide i genitori di Lucia, l’uno accanto all’altro, con gli occhi vacui e pieni di panico, immobili e pallidi come due fantasmi. Ambra si sentì talmente provata da quel dolore intimo e lacerante che dovette abbassare gli occhi. Gli uomini in divisa cominciavano ad avvicinarsi a lei, a farle domande, a tentare di rassicurarla, a soffocarla. Avrebbe voluto dire troppe cose, forse avrebbe voluto urlare, gridare a tutti che era stata una vigliacca perché non era riuscita a salvare la sua amica. Un vortice di sensazioni viscide e angosciose la travolsero come un’onda. – Lucia se n’è andata. – Singhiozzò con dei pesanti lacrimoni che le grondavano dagli occhi grandi e scuri come la notte. – La mia piccola Lucia... L’ombra l’ha portata via e ora vorrei essere sparita an-anch’io… E fu il buio. Accucciata per terra, con la testa tra le gambe, mi morsi forte il labbro per non piangere. La mattina appena trascorsa, una delle tante in quegli anni passati, piena di risa, scherzi, preoccupazioni stupide e sospiri mi sembrava talmente lontana, talmente futile. Sul cammino della mia vita l’ingombro di quel mistero mal celato sembrava in quel momento maledettamente importante, ingiusto, inverosimile. Per l’ennesima volta da quando era passata quella giornata di luglio di tanto tempo prima, sentii il desiderio ardente di risolvere quell’enigma. Qualcosa si mosse dentro di me. Forse avevo deciso.


Editori Modenesi
Editori Modenesi
Scriptor ti regala il primo capitolo.... Scriptor eBookStore, quasi centomila ebook con la migliore produzione nazionale e non solo... Una autrice di appena diciannove anni.... Prologo Il sole tramontava pigro quel pomeriggio di luglio. L’estate era nel pieno del suo vigore, si udiva un piacevole frinire di cicale in sottofondo; una dolce luce rosata macchiava il bosco di colori arancio-dorati e, ascoltando con attenzione, si poteva cogliere il cicaleccio di centinaia d’animali del sottobosco, il vivace cinguettio d’uccellini di montagna, il gorgoglio di un ruscello scorrere rapido e festoso in prossimità di chissà quale vallata. Tutto il bosco era animato da un unico, ritmico respiro vitale. Ambra e Lucia erano sedute a gambe incrociate tra la ghiaia e le sterpi di una piccola radura, all’ombra di una frondosa quercia stracolma di ghiande. Davanti a loro troneggiava imponente una grossa pentola di metallo annerita, probabilmente trafugata dalla cucina di una madre distratta; all’interno di essa galleggiavano mesti in due dita d’acqua fiori, foglie profumate, funghi e bacche rosse. Le bambine, a turno, mescolavano con energia l’intruglio che ormai era diventato di uno strano color ocra, e vagavano per il bosco alla ricerca di qualche “ingrediente segreto”. Amavano passare intere giornate a giocare nel bosco, e quello di fare pozioni come vere streghe era uno dei loro giochi preferiti. Erano bambine felici. Ed erano amiche per la pelle, sebbene fossero diverse quanto il sole accecante di una giornata equatoriale e la luna timida e romantica in una notte artica. Ambra aveva capelli del color cioccolato fondente, lunghi fino alla vita, e grandi occhi scuri vispi e accesi, dentro ai quali si poteva leggere un’intelligenza e una sensibilità particolari. Lucia era sempre stata una bambina bellissima, solare e radiosa; portava due morbide trecce sulle spalle, aveva un sorriso pieno e contagioso incorniciato da due fossette, e una miriade d’efelidi sul naso. Il bosco, poco lontano dalla loro casa, aveva sempre avuto una fortissima attrattiva su di loro, ma mentre Ambra ne sapeva vedere il lato oscuro, le insidie che si potevano celare nel buio del sottobosco, i rumori particolari che, quando il sole calava, la facevano sobbalzare, Lucia era spensierata, ingenua, libera da qualsiasi ragionevole paura. In quella giornata come tante altre, Lucia era ancora più eccitata del solito. Appena i colori del crepuscolo cominciarono a tinteggiare il cielo, quando le bambine avrebbero dovuto incamminarsi verso casa, Lucia con gli occhi sfavillanti di emozione disse all’amica: – Appena viene buio, mettiamo via tutto e andiamo a fare le esploratrici nella radura delle lucciole! La radura delle lucciole era uno spiazzo proprio al centro del folto bosco. C’era il rischio di perdersi e, se fossero tornate troppo tardi, al ritorno avrebbero ricevuto una brutta strigliata. Tuttavia Ambra, alla quale il coraggio certo non mancava, non si era mai tirata indietro alla proposta di una simile avventura. Quando un buio particolarmente denso e vischioso cominciò a scendere, Ambra con un brivido prese il suo zainetto e si incamminò verso il punto più scuro del bosco. Era una delle prime volte che si avventuravano così profondamente all’interno. Camminavano silenziose una dietro l’altra. Accanto a loro si udiva solo il fruscio della ghiaia e delle foglie, e versi di piccoli animali. Ambra, sebbene animosa, procedeva col cuore in gola. Sobbalzò sentendo un rumore strano molto vicino, e con un sospiro si accorse che si trattava della planata di un pipistrello. Camminavano ormai da mezz’ora, ed erano giunte in prossimità della radura. Ambra, un secondo dopo l’altro, si accorse con crescente angoscia che si sentiva stretta, avvolta in quella morsa di buio gelido… Una sensazione di panico le strinse forte la bocca dello stomaco. C’era qualcosa di brutto, insano e terrificante in quel posto. Non vedeva più, non capiva, e aveva follemente paura. Dovevano andarsene. Subito. Ambra provò a mandare giù quel maledetto nodo che le si era formato in gola, e prese per mano Lucia. – Andiamo Lucia. – La voce che le usciva era tremolante, niente più di un pigolio. – Ho paura... ti prego, ti prego torniamo a c-casa… – piagnucolò. Ma Lucia proseguì, sorridente, beata, con il suo vestito bianco alle ginocchia, incurante dell’amica… Ambra la inseguì, corse, pianse, la prese per il braccio, urlò. Invano. Qualcosa incombette su loro con violenza e straordinaria eleganza. Veloce come un’ombra, letale come un animale feroce, luminoso come un debole raggio di luce gelata. Ambra lasciò la mano di Lucia, e la vide sparire dai suoi occhi. Sulla bocca l’eco di un urlo sordo. I Sbadigliai con forza, stiracchiandomi per bene e sdraiandomi ancora di più sul mio banco. Guardai l’orologio. Appena le 11. Sospirai all’idea di passare altre due ore in quella gabbia di matti. Davanti a me c’era un foglio quasi immacolato scarabocchiato da qualche appunto distratto e molto vago e, al margine sinistro del foglio, un capolavoro al quale lavoravo dall’ora di storia: una fata snella e leggiadra, con grandi e aggraziate ali simili a quelle di una farfalla; al suo cospetto qualche pigro gnomo barbuto con buffi cappelli in mano. Sorridendo alla vista del mio disegno mi accinsi a disegnare un folletto imbranato che sbucava timido dal cilindro di uno degli gnomi, il frutto di una mente folle combinata alla lettura di troppi libri. – … Possiamo quindi affermare che il risultato dell’esperimento fatto in laboratorio è che siamo davanti a quale tipo di legame, signorina Manni? Sentendomi chiamare in causa, alzai gli occhi allarmata, con un’espressione incredula, come se mi si fosse chiesto un parere sul quarto segreto di Fatima. Davanti a me vidi la prof dal muso rinsecchito, che con gli occhiali sospesi sul vecchio naso adunco e le labbra rugose strette in una perenne smorfia mi guardava con aria interrogativa, in attesa di una mia risposta relativa ad una qualunque diavoleria scientifica. Rimasi per un momento interdetta, gesticolando per prendere tempo con la mia migliore faccia da poker. Morgan, con violenza mi schiaffò davanti al naso gli appunti di un’ora e mezza di lezione. Ah, la mia ancora di salvezza! – Covalente polare – dissi in un sol fiato alla De Salici. – Bene, Ambra. Giunti a questo punto è ovvio che un esperimento di tipo…. Scampato il pericolo, lasciai che la voce della professoressa diventasse di nuovo un brusio, e tirai un lungo sospiro di sollievo. Feci un gran sorriso al mio fedele compagno di banco, il quale, a metà tra divertito e arrabbiato, mi tirò un allegro scappellotto dietro la testa. Massaggiandomi la testa, contrariata, tornai alla mia comoda posizione sdraiata, e cominciai a leggere la mia copia frusta dalle troppe letture di Orgoglio e pregiudizio, abilmente nascosta dentro al libro di chimica. Dopo nemmeno un minuto, Morgan mi passò un bigliettino spiegazzato, scritto nella sua calligrafia grande e scomposta. Mr Mondo ti stava guardando… Lo lessi e sospirai. Proprio davanti al banco di Morgan era seduto Daniel, il Casanova della IV C. In quest’esatto momento si stava passando una mano tra i capelli a spazzola striati di un biondo dorato. Le sue spalle larghe e muscolose si alzavano e si abbassavano ritmicamente sotto l’attillatissima maglietta bianca. Potevo quasi immaginare il suo sguardo incorniciato da folte ciglia bionde, altezzoso ed intenso, capace di mandare nel pallone persino quella vecchia zitella della De Salici. Mi concessi qualche minuto di fantasticherie tutt’altro che scolastiche prima di rispondere con sgarbo a Morgan. Sei matto? Starà guardando Tina Bellicapelli. Lanciai uno sguardo acido alla ragazza seduta dietro di me: Tina Corbelli, da me e Morgan soprannominata Tina Bellicapelli, una specie di androide cotonata con il cervello nebulizzato dai profumi nauseabondi che si metteva ogni mattina. Daniel purtroppo era orrendamente attratto da questa sottospecie di bellone: l’ultima sua fiamma era una sorta di top model molto bionda e molto oca, avete presente quelle con l’aria di una a cui sono stati sequestrati tutti i neuroni? Feci un altro sospiro. Le disgrazie che attanagliano la vita di una teenager sono davvero troppe. Rinunciai al mio libro, guardai il foglio che avevo davanti e ricominciai a disegnare. Disegnare è bello. Quasi quanto scrivere. È un po’ come sputare fuori briciole del proprio mondo interiore, ed il mio penso sia uno dei più popolati che esistano: streghe, fate, ibridi dalla pelle blu. Per me la fantasia è l’arma migliore che abbiamo contro il grigiore della vita; non è un modo per fuggire dalla realtà, ma per crearne una nuova, parallela ma decisamente più meravigliosa. Non so come si possa vivere senza sognare. Forse è possibile, ma ci si ritrova un giorno aridi e marci dentro come la De Salici. – Sua figlia ha una fervida immaginazione. – Dicevano le maestre con la puzza sotto il naso delle mie scuole elementari a mia madre. – È sempre distratta e sulle nuvole. Dio solo sa cosa c’è in quella testa! Mia madre fingeva di scuotere la testa esasperata, ma appena poteva mi sorrideva e mi faceva un occhiolino di sottecchi. Sono sempre stata come lei. Una folle, un’artista, come amava definirci. Era sempre talmente solare e allegra… O perlomeno, lo era sempre stata prima dell’incidente. Il suono della campanella interruppe i miei pensieri, e mi fece sobbalzare. Salutai frettolosamente Morgan, e con la tracolla ancora aperta corsi via. Arrivata a casa buttai la cartella il più lontano possibile: non volevo sentir parlare di porcherie scientifiche per lo meno per tutto il fine settimana. Meccanicamente accesi il televisore, e vidi mamma che come sempre comunicava le notizie con la sua espressione più seria, quella da “lemure arrabbiato”, come diceva sempre papà quando la imitava. Ricordandolo scoppiai a ridere da sola, e la casa vuota echeggiò di quel rumore molesto. Subito dopo sentii una piccola fitta. Mi faceva sempre male pensare a lui, a quanto terribilmente mi mancava; lui più di chiunque altro era capace di farmi ridere e divertire, di prendermi in giro, di giocare con me. Era un bambino cresciuto. Già… Queste furono le esatte parole che mamma gli disse quando si separarono. Rabbrividii, ma cercai di scacciare via quei pensieri bui. Con una gran dose di buona volontà cominciai a cercare qualcosa da cucinare. Spaghetti, perfetto! Affermando che sono una gran cuoca userei un eufemismo. Anche dicendo che sono una cuoca lo userei. Mi limito a dire che produco cose abbastanza commestibili, il mio più alto risultato, culinariamente parlando, è proprio il fatto che non mi sono mai avvelenata con i miei piatti. Proprio mentre stavo regolando il timer - macchina infernale che non suona mai quando dovrebbe - tenevo in mano il pane da riscaldare e riempivo la pentola d’acqua da far bollire, squillò il telefono. Maledissi mentalmente Morgan e la sua mania di chiamare sempre nei momenti meno opportuni. – Morgan – risposi con voce minacciosa. – Non ci vediamo da circa cinque minuti. Ti conviene che sia molto urgente. Come minimo Daniel deve averti supplicato di chiedermi di sposarlo! – Scusa cara, non volevo disturbarti – esordì una voce maschile, profonda e pacata. Oh, maledizione! Zio Vincenzo. – Ehm, ciao zio. Non mi disturbi affatto… Ecco, pensavo fosse un amico, e… Ehm… Come va? – Ringraziai il cielo che lo zio non potesse vedermi paonazza. – Ambra... – La sua voce era tremolante, tesa. Sentii un brutto presentimento. – Non volevo che venissi a saperlo dal telegiornale. Ricordi Neva, quella signora che vive accanto a me… – Cosa le è successo? – La mia voce era stridula, avevo il cuore in gola. – Non lei, sua nipote… Vedi lei è… sparita. Il… Il bosco. Mi dispiace tanto… Lasciai cadere il telefono a terra. Avevo gli occhi sbarrati, tremavo. Il mostro che mi aveva tormentato per tanti anni si rifaceva ora vivo dentro di me, lo sentivo ricominciare a mangiarmi da dentro. Quei ricordi bastardi, senza bussare, tornarono a farmi visita. Quella notte Ambra tornò verso casa in lacrime, tremante, livida. Era un miracolo che fosse riuscita a muovere le gambe e a scappare. Al confine del bosco, spaventata, vide diverse macchine della polizia parcheggiate, molti uomini in divisa, e naturalmente sua madre, che con il cuore in gola corse ad abbracciarla .Il suo profumo non era mai stato così buono e rassicurante. C’era anche suo padre, il volto reso irriconoscibile dalla furia, che per chissà quale motivo urlava e urlava in faccia a dei poliziotti che sembravano smarriti quanto lei. Con una stretta al cuore vide i genitori di Lucia, l’uno accanto all’altro, con gli occhi vacui e pieni di panico, immobili e pallidi come due fantasmi. Ambra si sentì talmente provata da quel dolore intimo e lacerante che dovette abbassare gli occhi. Gli uomini in divisa cominciavano ad avvicinarsi a lei, a farle domande, a tentare di rassicurarla, a soffocarla. Avrebbe voluto dire troppe cose, forse avrebbe voluto urlare, gridare a tutti che era stata una vigliacca perché non era riuscita a salvare la sua amica. Un vortice di sensazioni viscide e angosciose la travolsero come un’onda. – Lucia se n’è andata. – Singhiozzò con dei pesanti lacrimoni che le grondavano dagli occhi grandi e scuri come la notte. – La mia piccola Lucia... L’ombra l’ha portata via e ora vorrei essere sparita an-anch’io… E fu il buio. Accucciata per terra, con la testa tra le gambe, mi morsi forte il labbro per non piangere. La mattina appena trascorsa, una delle tante in quegli anni passati, piena di risa, scherzi, preoccupazioni stupide e sospiri mi sembrava talmente lontana, talmente futile. Sul cammino della mia vita l’ingombro di quel mistero mal celato sembrava in quel momento maledettamente importante, ingiusto, inverosimile. Per l’ennesima volta da quando era passata quella giornata di luglio di tanto tempo prima, sentii il desiderio ardente di risolvere quell’enigma. Qualcosa si mosse dentro di me. Forse avevo deciso.


Damster Edizioni
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Scriptor ti regala il primo capitolo.... Scriptor eBookStore, quasi centomila ebook con la migliore produzione nazionale e non solo... Una autrice di appena diciannove anni.... Prologo Il sole tramontava pigro quel pomeriggio di luglio. L’estate era nel pieno del suo vigore, si udiva un piacevole frinire di cicale in sottofondo; una dolce luce rosata macchiava il bosco di colori arancio-dorati e, ascoltando con attenzione, si poteva cogliere il cicaleccio di centinaia d’animali del sottobosco, il vivace cinguettio d’uccellini di montagna, il gorgoglio di un ruscello scorrere rapido e festoso in prossimità di chissà quale vallata. Tutto il bosco era animato da un unico, ritmico respiro vitale. Ambra e Lucia erano sedute a gambe incrociate tra la ghiaia e le sterpi di una piccola radura, all’ombra di una frondosa quercia stracolma di ghiande. Davanti a loro troneggiava imponente una grossa pentola di metallo annerita, probabilmente trafugata dalla cucina di una madre distratta; all’interno di essa galleggiavano mesti in due dita d’acqua fiori, foglie profumate, funghi e bacche rosse. Le bambine, a turno, mescolavano con energia l’intruglio che ormai era diventato di uno strano color ocra, e vagavano per il bosco alla ricerca di qualche “ingrediente segreto”. Amavano passare intere giornate a giocare nel bosco, e quello di fare pozioni come vere streghe era uno dei loro giochi preferiti. Erano bambine felici. Ed erano amiche per la pelle, sebbene fossero diverse quanto il sole accecante di una giornata equatoriale e la luna timida e romantica in una notte artica. Ambra aveva capelli del color cioccolato fondente, lunghi fino alla vita, e grandi occhi scuri vispi e accesi, dentro ai quali si poteva leggere un’intelligenza e una sensibilità particolari. Lucia era sempre stata una bambina bellissima, solare e radiosa; portava due morbide trecce sulle spalle, aveva un sorriso pieno e contagioso incorniciato da due fossette, e una miriade d’efelidi sul naso. Il bosco, poco lontano dalla loro casa, aveva sempre avuto una fortissima attrattiva su di loro, ma mentre Ambra ne sapeva vedere il lato oscuro, le insidie che si potevano celare nel buio del sottobosco, i rumori particolari che, quando il sole calava, la facevano sobbalzare, Lucia era spensierata, ingenua, libera da qualsiasi ragionevole paura. In quella giornata come tante altre, Lucia era ancora più eccitata del solito. Appena i colori del crepuscolo cominciarono a tinteggiare il cielo, quando le bambine avrebbero dovuto incamminarsi verso casa, Lucia con gli occhi sfavillanti di emozione disse all’amica: – Appena viene buio, mettiamo via tutto e andiamo a fare le esploratrici nella radura delle lucciole! La radura delle lucciole era uno spiazzo proprio al centro del folto bosco. C’era il rischio di perdersi e, se fossero tornate troppo tardi, al ritorno avrebbero ricevuto una brutta strigliata. Tuttavia Ambra, alla quale il coraggio certo non mancava, non si era mai tirata indietro alla proposta di una simile avventura. Quando un buio particolarmente denso e vischioso cominciò a scendere, Ambra con un brivido prese il suo zainetto e si incamminò verso il punto più scuro del bosco. Era una delle prime volte che si avventuravano così profondamente all’interno. Camminavano silenziose una dietro l’altra. Accanto a loro si udiva solo il fruscio della ghiaia e delle foglie, e versi di piccoli animali. Ambra, sebbene animosa, procedeva col cuore in gola. Sobbalzò sentendo un rumore strano molto vicino, e con un sospiro si accorse che si trattava della planata di un pipistrello. Camminavano ormai da mezz’ora, ed erano giunte in prossimità della radura. Ambra, un secondo dopo l’altro, si accorse con crescente angoscia che si sentiva stretta, avvolta in quella morsa di buio gelido… Una sensazione di panico le strinse forte la bocca dello stomaco. C’era qualcosa di brutto, insano e terrificante in quel posto. Non vedeva più, non capiva, e aveva follemente paura. Dovevano andarsene. Subito. Ambra provò a mandare giù quel maledetto nodo che le si era formato in gola, e prese per mano Lucia. – Andiamo Lucia. – La voce che le usciva era tremolante, niente più di un pigolio. – Ho paura... ti prego, ti prego torniamo a c-casa… – piagnucolò. Ma Lucia proseguì, sorridente, beata, con il suo vestito bianco alle ginocchia, incurante dell’amica… Ambra la inseguì, corse, pianse, la prese per il braccio, urlò. Invano. Qualcosa incombette su loro con violenza e straordinaria eleganza. Veloce come un’ombra, letale come un animale feroce, luminoso come un debole raggio di luce gelata. Ambra lasciò la mano di Lucia, e la vide sparire dai suoi occhi. Sulla bocca l’eco di un urlo sordo. I Sbadigliai con forza, stiracchiandomi per bene e sdraiandomi ancora di più sul mio banco. Guardai l’orologio. Appena le 11. Sospirai all’idea di passare altre due ore in quella gabbia di matti. Davanti a me c’era un foglio quasi immacolato scarabocchiato da qualche appunto distratto e molto vago e, al margine sinistro del foglio, un capolavoro al quale lavoravo dall’ora di storia: una fata snella e leggiadra, con grandi e aggraziate ali simili a quelle di una farfalla; al suo cospetto qualche pigro gnomo barbuto con buffi cappelli in mano. Sorridendo alla vista del mio disegno mi accinsi a disegnare un folletto imbranato che sbucava timido dal cilindro di uno degli gnomi, il frutto di una mente folle combinata alla lettura di troppi libri. – … Possiamo quindi affermare che il risultato dell’esperimento fatto in laboratorio è che siamo davanti a quale tipo di legame, signorina Manni? Sentendomi chiamare in causa, alzai gli occhi allarmata, con un’espressione incredula, come se mi si fosse chiesto un parere sul quarto segreto di Fatima. Davanti a me vidi la prof dal muso rinsecchito, che con gli occhiali sospesi sul vecchio naso adunco e le labbra rugose strette in una perenne smorfia mi guardava con aria interrogativa, in attesa di una mia risposta relativa ad una qualunque diavoleria scientifica. Rimasi per un momento interdetta, gesticolando per prendere tempo con la mia migliore faccia da poker. Morgan, con violenza mi schiaffò davanti al naso gli appunti di un’ora e mezza di lezione. Ah, la mia ancora di salvezza! – Covalente polare – dissi in un sol fiato alla De Salici. – Bene, Ambra. Giunti a questo punto è ovvio che un esperimento di tipo…. Scampato il pericolo, lasciai che la voce della professoressa diventasse di nuovo un brusio, e tirai un lungo sospiro di sollievo. Feci un gran sorriso al mio fedele compagno di banco, il quale, a metà tra divertito e arrabbiato, mi tirò un allegro scappellotto dietro la testa. Massaggiandomi la testa, contrariata, tornai alla mia comoda posizione sdraiata, e cominciai a leggere la mia copia frusta dalle troppe letture di Orgoglio e pregiudizio, abilmente nascosta dentro al libro di chimica. Dopo nemmeno un minuto, Morgan mi passò un bigliettino spiegazzato, scritto nella sua calligrafia grande e scomposta. Mr Mondo ti stava guardando… Lo lessi e sospirai. Proprio davanti al banco di Morgan era seduto Daniel, il Casanova della IV C. In quest’esatto momento si stava passando una mano tra i capelli a spazzola striati di un biondo dorato. Le sue spalle larghe e muscolose si alzavano e si abbassavano ritmicamente sotto l’attillatissima maglietta bianca. Potevo quasi immaginare il suo sguardo incorniciato da folte ciglia bionde, altezzoso ed intenso, capace di mandare nel pallone persino quella vecchia zitella della De Salici. Mi concessi qualche minuto di fantasticherie tutt’altro che scolastiche prima di rispondere con sgarbo a Morgan. Sei matto? Starà guardando Tina Bellicapelli. Lanciai uno sguardo acido alla ragazza seduta dietro di me: Tina Corbelli, da me e Morgan soprannominata Tina Bellicapelli, una specie di androide cotonata con il cervello nebulizzato dai profumi nauseabondi che si metteva ogni mattina. Daniel purtroppo era orrendamente attratto da questa sottospecie di bellone: l’ultima sua fiamma era una sorta di top model molto bionda e molto oca, avete presente quelle con l’aria di una a cui sono stati sequestrati tutti i neuroni? Feci un altro sospiro. Le disgrazie che attanagliano la vita di una teenager sono davvero troppe. Rinunciai al mio libro, guardai il foglio che avevo davanti e ricominciai a disegnare. Disegnare è bello. Quasi quanto scrivere. È un po’ come sputare fuori briciole del proprio mondo interiore, ed il mio penso sia uno dei più popolati che esistano: streghe, fate, ibridi dalla pelle blu. Per me la fantasia è l’arma migliore che abbiamo contro il grigiore della vita; non è un modo per fuggire dalla realtà, ma per crearne una nuova, parallela ma decisamente più meravigliosa. Non so come si possa vivere senza sognare. Forse è possibile, ma ci si ritrova un giorno aridi e marci dentro come la De Salici. – Sua figlia ha una fervida immaginazione. – Dicevano le maestre con la puzza sotto il naso delle mie scuole elementari a mia madre. – È sempre distratta e sulle nuvole. Dio solo sa cosa c’è in quella testa! Mia madre fingeva di scuotere la testa esasperata, ma appena poteva mi sorrideva e mi faceva un occhiolino di sottecchi. Sono sempre stata come lei. Una folle, un’artista, come amava definirci. Era sempre talmente solare e allegra… O perlomeno, lo era sempre stata prima dell’incidente. Il suono della campanella interruppe i miei pensieri, e mi fece sobbalzare. Salutai frettolosamente Morgan, e con la tracolla ancora aperta corsi via. Arrivata a casa buttai la cartella il più lontano possibile: non volevo sentir parlare di porcherie scientifiche per lo meno per tutto il fine settimana. Meccanicamente accesi il televisore, e vidi mamma che come sempre comunicava le notizie con la sua espressione più seria, quella da “lemure arrabbiato”, come diceva sempre papà quando la imitava. Ricordandolo scoppiai a ridere da sola, e la casa vuota echeggiò di quel rumore molesto. Subito dopo sentii una piccola fitta. Mi faceva sempre male pensare a lui, a quanto terribilmente mi mancava; lui più di chiunque altro era capace di farmi ridere e divertire, di prendermi in giro, di giocare con me. Era un bambino cresciuto. Già… Queste furono le esatte parole che mamma gli disse quando si separarono. Rabbrividii, ma cercai di scacciare via quei pensieri bui. Con una gran dose di buona volontà cominciai a cercare qualcosa da cucinare. Spaghetti, perfetto! Affermando che sono una gran cuoca userei un eufemismo. Anche dicendo che sono una cuoca lo userei. Mi limito a dire che produco cose abbastanza commestibili, il mio più alto risultato, culinariamente parlando, è proprio il fatto che non mi sono mai avvelenata con i miei piatti. Proprio mentre stavo regolando il timer - macchina infernale che non suona mai quando dovrebbe - tenevo in mano il pane da riscaldare e riempivo la pentola d’acqua da far bollire, squillò il telefono. Maledissi mentalmente Morgan e la sua mania di chiamare sempre nei momenti meno opportuni. – Morgan – risposi con voce minacciosa. – Non ci vediamo da circa cinque minuti. Ti conviene che sia molto urgente. Come minimo Daniel deve averti supplicato di chiedermi di sposarlo! – Scusa cara, non volevo disturbarti – esordì una voce maschile, profonda e pacata. Oh, maledizione! Zio Vincenzo. – Ehm, ciao zio. Non mi disturbi affatto… Ecco, pensavo fosse un amico, e… Ehm… Come va? – Ringraziai il cielo che lo zio non potesse vedermi paonazza. – Ambra... – La sua voce era tremolante, tesa. Sentii un brutto presentimento. – Non volevo che venissi a saperlo dal telegiornale. Ricordi Neva, quella signora che vive accanto a me… – Cosa le è successo? – La mia voce era stridula, avevo il cuore in gola. – Non lei, sua nipote… Vedi lei è… sparita. Il… Il bosco. Mi dispiace tanto… Lasciai cadere il telefono a terra. Avevo gli occhi sbarrati, tremavo. Il mostro che mi aveva tormentato per tanti anni si rifaceva ora vivo dentro di me, lo sentivo ricominciare a mangiarmi da dentro. Quei ricordi bastardi, senza bussare, tornarono a farmi visita. Quella notte Ambra tornò verso casa in lacrime, tremante, livida. Era un miracolo che fosse riuscita a muovere le gambe e a scappare. Al confine del bosco, spaventata, vide diverse macchine della polizia parcheggiate, molti uomini in divisa, e naturalmente sua madre, che con il cuore in gola corse ad abbracciarla .Il suo profumo non era mai stato così buono e rassicurante. C’era anche suo padre, il volto reso irriconoscibile dalla furia, che per chissà quale motivo urlava e urlava in faccia a dei poliziotti che sembravano smarriti quanto lei. Con una stretta al cuore vide i genitori di Lucia, l’uno accanto all’altro, con gli occhi vacui e pieni di panico, immobili e pallidi come due fantasmi. Ambra si sentì talmente provata da quel dolore intimo e lacerante che dovette abbassare gli occhi. Gli uomini in divisa cominciavano ad avvicinarsi a lei, a farle domande, a tentare di rassicurarla, a soffocarla. Avrebbe voluto dire troppe cose, forse avrebbe voluto urlare, gridare a tutti che era stata una vigliacca perché non era riuscita a salvare la sua amica. Un vortice di sensazioni viscide e angosciose la travolsero come un’onda. – Lucia se n’è andata. – Singhiozzò con dei pesanti lacrimoni che le grondavano dagli occhi grandi e scuri come la notte. – La mia piccola Lucia... L’ombra l’ha portata via e ora vorrei essere sparita an-anch’io… E fu il buio. Accucciata per terra, con la testa tra le gambe, mi morsi forte il labbro per non piangere. La mattina appena trascorsa, una delle tante in quegli anni passati, piena di risa, scherzi, preoccupazioni stupide e sospiri mi sembrava talmente lontana, talmente futile. Sul cammino della mia vita l’ingombro di quel mistero mal celato sembrava in quel momento maledettamente importante, ingiusto, inverosimile. Per l’ennesima volta da quando era passata quella giornata di luglio di tanto tempo prima, sentii il desiderio ardente di risolvere quell’enigma. Qualcosa si mosse dentro di me. Forse avevo deciso.


Damster Edizioni
Damster Edizioni
Scriptor ti regala il primo capitolo.... Scriptor eBookStore, quasi centomila ebook con la migliore produzione nazionale e non solo... Una autrice di appena diciannove anni.... Prologo Il sole tramontava pigro quel pomeriggio di luglio. L’estate era nel pieno del suo vigore, si udiva un piacevole frinire di cicale in sottofondo; una dolce luce rosata macchiava il bosco di colori arancio-dorati e, ascoltando con attenzione, si poteva cogliere il cicaleccio di centinaia d’animali del sottobosco, il vivace cinguettio d’uccellini di montagna, il gorgoglio di un ruscello scorrere rapido e festoso in prossimità di chissà quale vallata. Tutto il bosco era animato da un unico, ritmico respiro vitale. Ambra e Lucia erano sedute a gambe incrociate tra la ghiaia e le sterpi di una piccola radura, all’ombra di una frondosa quercia stracolma di ghiande. Davanti a loro troneggiava imponente una grossa pentola di metallo annerita, probabilmente trafugata dalla cucina di una madre distratta; all’interno di essa galleggiavano mesti in due dita d’acqua fiori, foglie profumate, funghi e bacche rosse. Le bambine, a turno, mescolavano con energia l’intruglio che ormai era diventato di uno strano color ocra, e vagavano per il bosco alla ricerca di qualche “ingrediente segreto”. Amavano passare intere giornate a giocare nel bosco, e quello di fare pozioni come vere streghe era uno dei loro giochi preferiti. Erano bambine felici. Ed erano amiche per la pelle, sebbene fossero diverse quanto il sole accecante di una giornata equatoriale e la luna timida e romantica in una notte artica. Ambra aveva capelli del color cioccolato fondente, lunghi fino alla vita, e grandi occhi scuri vispi e accesi, dentro ai quali si poteva leggere un’intelligenza e una sensibilità particolari. Lucia era sempre stata una bambina bellissima, solare e radiosa; portava due morbide trecce sulle spalle, aveva un sorriso pieno e contagioso incorniciato da due fossette, e una miriade d’efelidi sul naso. Il bosco, poco lontano dalla loro casa, aveva sempre avuto una fortissima attrattiva su di loro, ma mentre Ambra ne sapeva vedere il lato oscuro, le insidie che si potevano celare nel buio del sottobosco, i rumori particolari che, quando il sole calava, la facevano sobbalzare, Lucia era spensierata, ingenua, libera da qualsiasi ragionevole paura. In quella giornata come tante altre, Lucia era ancora più eccitata del solito. Appena i colori del crepuscolo cominciarono a tinteggiare il cielo, quando le bambine avrebbero dovuto incamminarsi verso casa, Lucia con gli occhi sfavillanti di emozione disse all’amica: – Appena viene buio, mettiamo via tutto e andiamo a fare le esploratrici nella radura delle lucciole! La radura delle lucciole era uno spiazzo proprio al centro del folto bosco. C’era il rischio di perdersi e, se fossero tornate troppo tardi, al ritorno avrebbero ricevuto una brutta strigliata. Tuttavia Ambra, alla quale il coraggio certo non mancava, non si era mai tirata indietro alla proposta di una simile avventura. Quando un buio particolarmente denso e vischioso cominciò a scendere, Ambra con un brivido prese il suo zainetto e si incamminò verso il punto più scuro del bosco. Era una delle prime volte che si avventuravano così profondamente all’interno. Camminavano silenziose una dietro l’altra. Accanto a loro si udiva solo il fruscio della ghiaia e delle foglie, e versi di piccoli animali. Ambra, sebbene animosa, procedeva col cuore in gola. Sobbalzò sentendo un rumore strano molto vicino, e con un sospiro si accorse che si trattava della planata di un pipistrello. Camminavano ormai da mezz’ora, ed erano giunte in prossimità della radura. Ambra, un secondo dopo l’altro, si accorse con crescente angoscia che si sentiva stretta, avvolta in quella morsa di buio gelido… Una sensazione di panico le strinse forte la bocca dello stomaco. C’era qualcosa di brutto, insano e terrificante in quel posto. Non vedeva più, non capiva, e aveva follemente paura. Dovevano andarsene. Subito. Ambra provò a mandare giù quel maledetto nodo che le si era formato in gola, e prese per mano Lucia. – Andiamo Lucia. – La voce che le usciva era tremolante, niente più di un pigolio. – Ho paura... ti prego, ti prego torniamo a c-casa… – piagnucolò. Ma Lucia proseguì, sorridente, beata, con il suo vestito bianco alle ginocchia, incurante dell’amica… Ambra la inseguì, corse, pianse, la prese per il braccio, urlò. Invano. Qualcosa incombette su loro con violenza e straordinaria eleganza. Veloce come un’ombra, letale come un animale feroce, luminoso come un debole raggio di luce gelata. Ambra lasciò la mano di Lucia, e la vide sparire dai suoi occhi. Sulla bocca l’eco di un urlo sordo. I Sbadigliai con forza, stiracchiandomi per bene e sdraiandomi ancora di più sul mio banco. Guardai l’orologio. Appena le 11. Sospirai all’idea di passare altre due ore in quella gabbia di matti. Davanti a me c’era un foglio quasi immacolato scarabocchiato da qualche appunto distratto e molto vago e, al margine sinistro del foglio, un capolavoro al quale lavoravo dall’ora di storia: una fata snella e leggiadra, con grandi e aggraziate ali simili a quelle di una farfalla; al suo cospetto qualche pigro gnomo barbuto con buffi cappelli in mano. Sorridendo alla vista del mio disegno mi accinsi a disegnare un folletto imbranato che sbucava timido dal cilindro di uno degli gnomi, il frutto di una mente folle combinata alla lettura di troppi libri. – … Possiamo quindi affermare che il risultato dell’esperimento fatto in laboratorio è che siamo davanti a quale tipo di legame, signorina Manni? Sentendomi chiamare in causa, alzai gli occhi allarmata, con un’espressione incredula, come se mi si fosse chiesto un parere sul quarto segreto di Fatima. Davanti a me vidi la prof dal muso rinsecchito, che con gli occhiali sospesi sul vecchio naso adunco e le labbra rugose strette in una perenne smorfia mi guardava con aria interrogativa, in attesa di una mia risposta relativa ad una qualunque diavoleria scientifica. Rimasi per un momento interdetta, gesticolando per prendere tempo con la mia migliore faccia da poker. Morgan, con violenza mi schiaffò davanti al naso gli appunti di un’ora e mezza di lezione. Ah, la mia ancora di salvezza! – Covalente polare – dissi in un sol fiato alla De Salici. – Bene, Ambra. Giunti a questo punto è ovvio che un esperimento di tipo…. Scampato il pericolo, lasciai che la voce della professoressa diventasse di nuovo un brusio, e tirai un lungo sospiro di sollievo. Feci un gran sorriso al mio fedele compagno di banco, il quale, a metà tra divertito e arrabbiato, mi tirò un allegro scappellotto dietro la testa. Massaggiandomi la testa, contrariata, tornai alla mia comoda posizione sdraiata, e cominciai a leggere la mia copia frusta dalle troppe letture di Orgoglio e pregiudizio, abilmente nascosta dentro al libro di chimica. Dopo nemmeno un minuto, Morgan mi passò un bigliettino spiegazzato, scritto nella sua calligrafia grande e scomposta. Mr Mondo ti stava guardando… Lo lessi e sospirai. Proprio davanti al banco di Morgan era seduto Daniel, il Casanova della IV C. In quest’esatto momento si stava passando una mano tra i capelli a spazzola striati di un biondo dorato. Le sue spalle larghe e muscolose si alzavano e si abbassavano ritmicamente sotto l’attillatissima maglietta bianca. Potevo quasi immaginare il suo sguardo incorniciato da folte ciglia bionde, altezzoso ed intenso, capace di mandare nel pallone persino quella vecchia zitella della De Salici. Mi concessi qualche minuto di fantasticherie tutt’altro che scolastiche prima di rispondere con sgarbo a Morgan. Sei matto? Starà guardando Tina Bellicapelli. Lanciai uno sguardo acido alla ragazza seduta dietro di me: Tina Corbelli, da me e Morgan soprannominata Tina Bellicapelli, una specie di androide cotonata con il cervello nebulizzato dai profumi nauseabondi che si metteva ogni mattina. Daniel purtroppo era orrendamente attratto da questa sottospecie di bellone: l’ultima sua fiamma era una sorta di top model molto bionda e molto oca, avete presente quelle con l’aria di una a cui sono stati sequestrati tutti i neuroni? Feci un altro sospiro. Le disgrazie che attanagliano la vita di una teenager sono davvero troppe. Rinunciai al mio libro, guardai il foglio che avevo davanti e ricominciai a disegnare. Disegnare è bello. Quasi quanto scrivere. È un po’ come sputare fuori briciole del proprio mondo interiore, ed il mio penso sia uno dei più popolati che esistano: streghe, fate, ibridi dalla pelle blu. Per me la fantasia è l’arma migliore che abbiamo contro il grigiore della vita; non è un modo per fuggire dalla realtà, ma per crearne una nuova, parallela ma decisamente più meravigliosa. Non so come si possa vivere senza sognare. Forse è possibile, ma ci si ritrova un giorno aridi e marci dentro come la De Salici. – Sua figlia ha una fervida immaginazione. – Dicevano le maestre con la puzza sotto il naso delle mie scuole elementari a mia madre. – È sempre distratta e sulle nuvole. Dio solo sa cosa c’è in quella testa! Mia madre fingeva di scuotere la testa esasperata, ma appena poteva mi sorrideva e mi faceva un occhiolino di sottecchi. Sono sempre stata come lei. Una folle, un’artista, come amava definirci. Era sempre talmente solare e allegra… O perlomeno, lo era sempre stata prima dell’incidente. Il suono della campanella interruppe i miei pensieri, e mi fece sobbalzare. Salutai frettolosamente Morgan, e con la tracolla ancora aperta corsi via. Arrivata a casa buttai la cartella il più lontano possibile: non volevo sentir parlare di porcherie scientifiche per lo meno per tutto il fine settimana. Meccanicamente accesi il televisore, e vidi mamma che come sempre comunicava le notizie con la sua espressione più seria, quella da “lemure arrabbiato”, come diceva sempre papà quando la imitava. Ricordandolo scoppiai a ridere da sola, e la casa vuota echeggiò di quel rumore molesto. Subito dopo sentii una piccola fitta. Mi faceva sempre male pensare a lui, a quanto terribilmente mi mancava; lui più di chiunque altro era capace di farmi ridere e divertire, di prendermi in giro, di giocare con me. Era un bambino cresciuto. Già… Queste furono le esatte parole che mamma gli disse quando si separarono. Rabbrividii, ma cercai di scacciare via quei pensieri bui. Con una gran dose di buona volontà cominciai a cercare qualcosa da cucinare. Spaghetti, perfetto! Affermando che sono una gran cuoca userei un eufemismo. Anche dicendo che sono una cuoca lo userei. Mi limito a dire che produco cose abbastanza commestibili, il mio più alto risultato, culinariamente parlando, è proprio il fatto che non mi sono mai avvelenata con i miei piatti. Proprio mentre stavo regolando il timer - macchina infernale che non suona mai quando dovrebbe - tenevo in mano il pane da riscaldare e riempivo la pentola d’acqua da far bollire, squillò il telefono. Maledissi mentalmente Morgan e la sua mania di chiamare sempre nei momenti meno opportuni. – Morgan – risposi con voce minacciosa. – Non ci vediamo da circa cinque minuti. Ti conviene che sia molto urgente. Come minimo Daniel deve averti supplicato di chiedermi di sposarlo! – Scusa cara, non volevo disturbarti – esordì una voce maschile, profonda e pacata. Oh, maledizione! Zio Vincenzo. – Ehm, ciao zio. Non mi disturbi affatto… Ecco, pensavo fosse un amico, e… Ehm… Come va? – Ringraziai il cielo che lo zio non potesse vedermi paonazza. – Ambra... – La sua voce era tremolante, tesa. Sentii un brutto presentimento. – Non volevo che venissi a saperlo dal telegiornale. Ricordi Neva, quella signora che vive accanto a me… – Cosa le è successo? – La mia voce era stridula, avevo il cuore in gola. – Non lei, sua nipote… Vedi lei è… sparita. Il… Il bosco. Mi dispiace tanto… Lasciai cadere il telefono a terra. Avevo gli occhi sbarrati, tremavo. Il mostro che mi aveva tormentato per tanti anni si rifaceva ora vivo dentro di me, lo sentivo ricominciare a mangiarmi da dentro. Quei ricordi bastardi, senza bussare, tornarono a farmi visita. Quella notte Ambra tornò verso casa in lacrime, tremante, livida. Era un miracolo che fosse riuscita a muovere le gambe e a scappare. Al confine del bosco, spaventata, vide diverse macchine della polizia parcheggiate, molti uomini in divisa, e naturalmente sua madre, che con il cuore in gola corse ad abbracciarla .Il suo profumo non era mai stato così buono e rassicurante. C’era anche suo padre, il volto reso irriconoscibile dalla furia, che per chissà quale motivo urlava e urlava in faccia a dei poliziotti che sembravano smarriti quanto lei. Con una stretta al cuore vide i genitori di Lucia, l’uno accanto all’altro, con gli occhi vacui e pieni di panico, immobili e pallidi come due fantasmi. Ambra si sentì talmente provata da quel dolore intimo e lacerante che dovette abbassare gli occhi. Gli uomini in divisa cominciavano ad avvicinarsi a lei, a farle domande, a tentare di rassicurarla, a soffocarla. Avrebbe voluto dire troppe cose, forse avrebbe voluto urlare, gridare a tutti che era stata una vigliacca perché non era riuscita a salvare la sua amica. Un vortice di sensazioni viscide e angosciose la travolsero come un’onda. – Lucia se n’è andata. – Singhiozzò con dei pesanti lacrimoni che le grondavano dagli occhi grandi e scuri come la notte. – La mia piccola Lucia... L’ombra l’ha portata via e ora vorrei essere sparita an-anch’io… E fu il buio. Accucciata per terra, con la testa tra le gambe, mi morsi forte il labbro per non piangere. La mattina appena trascorsa, una delle tante in quegli anni passati, piena di risa, scherzi, preoccupazioni stupide e sospiri mi sembrava talmente lontana, talmente futile. Sul cammino della mia vita l’ingombro di quel mistero mal celato sembrava in quel momento maledettamente importante, ingiusto, inverosimile. Per l’ennesima volta da quando era passata quella giornata di luglio di tanto tempo prima, sentii il desiderio ardente di risolvere quell’enigma. Qualcosa si mosse dentro di me. Forse avevo deciso.


Damster Edizioni
Damster Edizioni
Scriptor ti regala il primo capitolo.... Scriptor eBookStore, quasi centomila ebook con la migliore produzione nazionale e non solo... Una autrice di appena diciannove anni.... Prologo Il sole tramontava pigro quel pomeriggio di luglio. L’estate era nel pieno del suo vigore, si udiva un piacevole frinire di cicale in sottofondo; una dolce luce rosata macchiava il bosco di colori arancio-dorati e, ascoltando con attenzione, si poteva cogliere il cicaleccio di centinaia d’animali del sottobosco, il vivace cinguettio d’uccellini di montagna, il gorgoglio di un ruscello scorrere rapido e festoso in prossimità di chissà quale vallata. Tutto il bosco era animato da un unico, ritmico respiro vitale. Ambra e Lucia erano sedute a gambe incrociate tra la ghiaia e le sterpi di una piccola radura, all’ombra di una frondosa quercia stracolma di ghiande. Davanti a loro troneggiava imponente una grossa pentola di metallo annerita, probabilmente trafugata dalla cucina di una madre distratta; all’interno di essa galleggiavano mesti in due dita d’acqua fiori, foglie profumate, funghi e bacche rosse. Le bambine, a turno, mescolavano con energia l’intruglio che ormai era diventato di uno strano color ocra, e vagavano per il bosco alla ricerca di qualche “ingrediente segreto”. Amavano passare intere giornate a giocare nel bosco, e quello di fare pozioni come vere streghe era uno dei loro giochi preferiti. Erano bambine felici. Ed erano amiche per la pelle, sebbene fossero diverse quanto il sole accecante di una giornata equatoriale e la luna timida e romantica in una notte artica. Ambra aveva capelli del color cioccolato fondente, lunghi fino alla vita, e grandi occhi scuri vispi e accesi, dentro ai quali si poteva leggere un’intelligenza e una sensibilità particolari. Lucia era sempre stata una bambina bellissima, solare e radiosa; portava due morbide trecce sulle spalle, aveva un sorriso pieno e contagioso incorniciato da due fossette, e una miriade d’efelidi sul naso. Il bosco, poco lontano dalla loro casa, aveva sempre avuto una fortissima attrattiva su di loro, ma mentre Ambra ne sapeva vedere il lato oscuro, le insidie che si potevano celare nel buio del sottobosco, i rumori particolari che, quando il sole calava, la facevano sobbalzare, Lucia era spensierata, ingenua, libera da qualsiasi ragionevole paura. In quella giornata come tante altre, Lucia era ancora più eccitata del solito. Appena i colori del crepuscolo cominciarono a tinteggiare il cielo, quando le bambine avrebbero dovuto incamminarsi verso casa, Lucia con gli occhi sfavillanti di emozione disse all’amica: – Appena viene buio, mettiamo via tutto e andiamo a fare le esploratrici nella radura delle lucciole! La radura delle lucciole era uno spiazzo proprio al centro del folto bosco. C’era il rischio di perdersi e, se fossero tornate troppo tardi, al ritorno avrebbero ricevuto una brutta strigliata. Tuttavia Ambra, alla quale il coraggio certo non mancava, non si era mai tirata indietro alla proposta di una simile avventura. Quando un buio particolarmente denso e vischioso cominciò a scendere, Ambra con un brivido prese il suo zainetto e si incamminò verso il punto più scuro del bosco. Era una delle prime volte che si avventuravano così profondamente all’interno. Camminavano silenziose una dietro l’altra. Accanto a loro si udiva solo il fruscio della ghiaia e delle foglie, e versi di piccoli animali. Ambra, sebbene animosa, procedeva col cuore in gola. Sobbalzò sentendo un rumore strano molto vicino, e con un sospiro si accorse che si trattava della planata di un pipistrello. Camminavano ormai da mezz’ora, ed erano giunte in prossimità della radura. Ambra, un secondo dopo l’altro, si accorse con crescente angoscia che si sentiva stretta, avvolta in quella morsa di buio gelido… Una sensazione di panico le strinse forte la bocca dello stomaco. C’era qualcosa di brutto, insano e terrificante in quel posto. Non vedeva più, non capiva, e aveva follemente paura. Dovevano andarsene. Subito. Ambra provò a mandare giù quel maledetto nodo che le si era formato in gola, e prese per mano Lucia. – Andiamo Lucia. – La voce che le usciva era tremolante, niente più di un pigolio. – Ho paura... ti prego, ti prego torniamo a c-casa… – piagnucolò. Ma Lucia proseguì, sorridente, beata, con il suo vestito bianco alle ginocchia, incurante dell’amica… Ambra la inseguì, corse, pianse, la prese per il braccio, urlò. Invano. Qualcosa incombette su loro con violenza e straordinaria eleganza. Veloce come un’ombra, letale come un animale feroce, luminoso come un debole raggio di luce gelata. Ambra lasciò la mano di Lucia, e la vide sparire dai suoi occhi. Sulla bocca l’eco di un urlo sordo. I Sbadigliai con forza, stiracchiandomi per bene e sdraiandomi ancora di più sul mio banco. Guardai l’orologio. Appena le 11. Sospirai all’idea di passare altre due ore in quella gabbia di matti. Davanti a me c’era un foglio quasi immacolato scarabocchiato da qualche appunto distratto e molto vago e, al margine sinistro del foglio, un capolavoro al quale lavoravo dall’ora di storia: una fata snella e leggiadra, con grandi e aggraziate ali simili a quelle di una farfalla; al suo cospetto qualche pigro gnomo barbuto con buffi cappelli in mano. Sorridendo alla vista del mio disegno mi accinsi a disegnare un folletto imbranato che sbucava timido dal cilindro di uno degli gnomi, il frutto di una mente folle combinata alla lettura di troppi libri. – … Possiamo quindi affermare che il risultato dell’esperimento fatto in laboratorio è che siamo davanti a quale tipo di legame, signorina Manni? Sentendomi chiamare in causa, alzai gli occhi allarmata, con un’espressione incredula, come se mi si fosse chiesto un parere sul quarto segreto di Fatima. Davanti a me vidi la prof dal muso rinsecchito, che con gli occhiali sospesi sul vecchio naso adunco e le labbra rugose strette in una perenne smorfia mi guardava con aria interrogativa, in attesa di una mia risposta relativa ad una qualunque diavoleria scientifica. Rimasi per un momento interdetta, gesticolando per prendere tempo con la mia migliore faccia da poker. Morgan, con violenza mi schiaffò davanti al naso gli appunti di un’ora e mezza di lezione. Ah, la mia ancora di salvezza! – Covalente polare – dissi in un sol fiato alla De Salici. – Bene, Ambra. Giunti a questo punto è ovvio che un esperimento di tipo…. Scampato il pericolo, lasciai che la voce della professoressa diventasse di nuovo un brusio, e tirai un lungo sospiro di sollievo. Feci un gran sorriso al mio fedele compagno di banco, il quale, a metà tra divertito e arrabbiato, mi tirò un allegro scappellotto dietro la testa. Massaggiandomi la testa, contrariata, tornai alla mia comoda posizione sdraiata, e cominciai a leggere la mia copia frusta dalle troppe letture di Orgoglio e pregiudizio, abilmente nascosta dentro al libro di chimica. Dopo nemmeno un minuto, Morgan mi passò un bigliettino spiegazzato, scritto nella sua calligrafia grande e scomposta. Mr Mondo ti stava guardando… Lo lessi e sospirai. Proprio davanti al banco di Morgan era seduto Daniel, il Casanova della IV C. In quest’esatto momento si stava passando una mano tra i capelli a spazzola striati di un biondo dorato. Le sue spalle larghe e muscolose si alzavano e si abbassavano ritmicamente sotto l’attillatissima maglietta bianca. Potevo quasi immaginare il suo sguardo incorniciato da folte ciglia bionde, altezzoso ed intenso, capace di mandare nel pallone persino quella vecchia zitella della De Salici. Mi concessi qualche minuto di fantasticherie tutt’altro che scolastiche prima di rispondere con sgarbo a Morgan. Sei matto? Starà guardando Tina Bellicapelli. Lanciai uno sguardo acido alla ragazza seduta dietro di me: Tina Corbelli, da me e Morgan soprannominata Tina Bellicapelli, una specie di androide cotonata con il cervello nebulizzato dai profumi nauseabondi che si metteva ogni mattina. Daniel purtroppo era orrendamente attratto da questa sottospecie di bellone: l’ultima sua fiamma era una sorta di top model molto bionda e molto oca, avete presente quelle con l’aria di una a cui sono stati sequestrati tutti i neuroni? Feci un altro sospiro. Le disgrazie che attanagliano la vita di una teenager sono davvero troppe. Rinunciai al mio libro, guardai il foglio che avevo davanti e ricominciai a disegnare. Disegnare è bello. Quasi quanto scrivere. È un po’ come sputare fuori briciole del proprio mondo interiore, ed il mio penso sia uno dei più popolati che esistano: streghe, fate, ibridi dalla pelle blu. Per me la fantasia è l’arma migliore che abbiamo contro il grigiore della vita; non è un modo per fuggire dalla realtà, ma per crearne una nuova, parallela ma decisamente più meravigliosa. Non so come si possa vivere senza sognare. Forse è possibile, ma ci si ritrova un giorno aridi e marci dentro come la De Salici. – Sua figlia ha una fervida immaginazione. – Dicevano le maestre con la puzza sotto il naso delle mie scuole elementari a mia madre. – È sempre distratta e sulle nuvole. Dio solo sa cosa c’è in quella testa! Mia madre fingeva di scuotere la testa esasperata, ma appena poteva mi sorrideva e mi faceva un occhiolino di sottecchi. Sono sempre stata come lei. Una folle, un’artista, come amava definirci. Era sempre talmente solare e allegra… O perlomeno, lo era sempre stata prima dell’incidente. Il suono della campanella interruppe i miei pensieri, e mi fece sobbalzare. Salutai frettolosamente Morgan, e con la tracolla ancora aperta corsi via. Arrivata a casa buttai la cartella il più lontano possibile: non volevo sentir parlare di porcherie scientifiche per lo meno per tutto il fine settimana. Meccanicamente accesi il televisore, e vidi mamma che come sempre comunicava le notizie con la sua espressione più seria, quella da “lemure arrabbiato”, come diceva sempre papà quando la imitava. Ricordandolo scoppiai a ridere da sola, e la casa vuota echeggiò di quel rumore molesto. Subito dopo sentii una piccola fitta. Mi faceva sempre male pensare a lui, a quanto terribilmente mi mancava; lui più di chiunque altro era capace di farmi ridere e divertire, di prendermi in giro, di giocare con me. Era un bambino cresciuto. Già… Queste furono le esatte parole che mamma gli disse quando si separarono. Rabbrividii, ma cercai di scacciare via quei pensieri bui. Con una gran dose di buona volontà cominciai a cercare qualcosa da cucinare. Spaghetti, perfetto! Affermando che sono una gran cuoca userei un eufemismo. Anche dicendo che sono una cuoca lo userei. Mi limito a dire che produco cose abbastanza commestibili, il mio più alto risultato, culinariamente parlando, è proprio il fatto che non mi sono mai avvelenata con i miei piatti. Proprio mentre stavo regolando il timer - macchina infernale che non suona mai quando dovrebbe - tenevo in mano il pane da riscaldare e riempivo la pentola d’acqua da far bollire, squillò il telefono. Maledissi mentalmente Morgan e la sua mania di chiamare sempre nei momenti meno opportuni. – Morgan – risposi con voce minacciosa. – Non ci vediamo da circa cinque minuti. Ti conviene che sia molto urgente. Come minimo Daniel deve averti supplicato di chiedermi di sposarlo! – Scusa cara, non volevo disturbarti – esordì una voce maschile, profonda e pacata. Oh, maledizione! Zio Vincenzo. – Ehm, ciao zio. Non mi disturbi affatto… Ecco, pensavo fosse un amico, e… Ehm… Come va? – Ringraziai il cielo che lo zio non potesse vedermi paonazza. – Ambra... – La sua voce era tremolante, tesa. Sentii un brutto presentimento. – Non volevo che venissi a saperlo dal telegiornale. Ricordi Neva, quella signora che vive accanto a me… – Cosa le è successo? – La mia voce era stridula, avevo il cuore in gola. – Non lei, sua nipote… Vedi lei è… sparita. Il… Il bosco. Mi dispiace tanto… Lasciai cadere il telefono a terra. Avevo gli occhi sbarrati, tremavo. Il mostro che mi aveva tormentato per tanti anni si rifaceva ora vivo dentro di me, lo sentivo ricominciare a mangiarmi da dentro. Quei ricordi bastardi, senza bussare, tornarono a farmi visita. Quella notte Ambra tornò verso casa in lacrime, tremante, livida. Era un miracolo che fosse riuscita a muovere le gambe e a scappare. Al confine del bosco, spaventata, vide diverse macchine della polizia parcheggiate, molti uomini in divisa, e naturalmente sua madre, che con il cuore in gola corse ad abbracciarla .Il suo profumo non era mai stato così buono e rassicurante. C’era anche suo padre, il volto reso irriconoscibile dalla furia, che per chissà quale motivo urlava e urlava in faccia a dei poliziotti che sembravano smarriti quanto lei. Con una stretta al cuore vide i genitori di Lucia, l’uno accanto all’altro, con gli occhi vacui e pieni di panico, immobili e pallidi come due fantasmi. Ambra si sentì talmente provata da quel dolore intimo e lacerante che dovette abbassare gli occhi. Gli uomini in divisa cominciavano ad avvicinarsi a lei, a farle domande, a tentare di rassicurarla, a soffocarla. Avrebbe voluto dire troppe cose, forse avrebbe voluto urlare, gridare a tutti che era stata una vigliacca perché non era riuscita a salvare la sua amica. Un vortice di sensazioni viscide e angosciose la travolsero come un’onda. – Lucia se n’è andata. – Singhiozzò con dei pesanti lacrimoni che le grondavano dagli occhi grandi e scuri come la notte. – La mia piccola Lucia... L’ombra l’ha portata via e ora vorrei essere sparita an-anch’io… E fu il buio. Accucciata per terra, con la testa tra le gambe, mi morsi forte il labbro per non piangere. La mattina appena trascorsa, una delle tante in quegli anni passati, piena di risa, scherzi, preoccupazioni stupide e sospiri mi sembrava talmente lontana, talmente futile. Sul cammino della mia vita l’ingombro di quel mistero mal celato sembrava in quel momento maledettamente importante, ingiusto, inverosimile. Per l’ennesima volta da quando era passata quella giornata di luglio di tanto tempo prima, sentii il desiderio ardente di risolvere quell’enigma. Qualcosa si mosse dentro di me. Forse avevo deciso.


Killuminati Terrell Ross
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It’s been widely reported that American Idol is planning to start next season with a clean slate of judges. In addition to Randy Jackson and Mariah Carey, it is now being reported that Keith Urban ...


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VINTAGEhussie (Don't call me Lo.)
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The only celebrities I would be hype to meet are Tank and Fantasia!!!! I love both of them so much! I would probably faint if i met either 1

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Just saw Fantasia...now you know its a real vacay! SonyaC14

SweetTea_TLC (Tiara ♥)
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I love Fantasia!

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